PREMESSA
Dragons è un casino. E' un 'romanzo' -vorrebbe diventarlo- che sto scrivendo dal lontano 2012 e che è cambiato insieme a me. Per questo ci sono molto affezionata e per questo vi chiedo di essere quanto più critici e prolissi riusciate ad essere nel dirmi le vostre opinioni al riguardo. Voglio migliorarlo fino a renderlo nella sua forma migliore, quindi ho bisogno anche di voi. Grazie.
Dragons
Prologo
Prologo
Immobile,
allibita, lo sguardo che viaggiava tra il cielo e l’uomo di fronte a me. Lui
sorrise, mentre il suo corpo cominciava muoversi, a crescere. Lo vidi diventare
un drago. Con una fitta di nostalgia, lo vidi anche sbattere le ali e sollevarsi
in cielo. Non credevo ai miei occhi.
-Non è possibile...- mormorai.
‘Invece lo è…’
Sobbalzai al sentire quella voce tranquilla; era nella mia testa. Così
chiara, così vicina. Niente a che vedere con una classica chiacchierata. Tutta
la mia attenzione era concentrata sulle sue parole, sui toni vagamente
sospirati ma più chiari del normale. Avvertii il suo tono rassicurante e il suo
vago divertimento come se fossero i miei.
-Quindi... tutto quello che mi hai raccontato è vero? Il nostro
passato, la verità sul nostro sangue, la follia di quell’uomo...- gesticolai,
ancora incerta.
-Sì-
Un brivido mi percorse la schiena. Quella voce possente, rimbombante,
era la voce di un drago. Pregna di una sicurezza, di un senso di stabilità
fuori da ogni realtà che io conoscessi. Il sogno di una bambina che diventava
realtà; eppure, anche questa realtà da sogno non andava bene. Non so cos’avrei
dato perché fosse rimasta solo fantasia. Per eliminare tutte le mie scelte, per
poter riavvolgere il nastro impazzito che erano stati gli ultimi mesi della mia
vita. Strinsi i pugni, mentre i miei pensieri volavano a quel folle, a
quell’entità sfuggente che era la causa di tutto. Sentii la rabbia traboccare e
la pelle lacerarsi. Urlai, la testa buttata all’indietro, gli occhi a fissare
il cielo, rabbiosi. Rabbia, risentimento, angoscia, stupore, confusione,
incredulità, paura: urlai tutto questo. Avvertii distintamente, e con orrore,
la mia pelle solidificarsi sempre di più, mentre il mio corpo cresceva. Vidi le
mie mani scurirsi, vidi un dito scomparire, le mie unghie allungarsi e assumere
una colorazione argentea, metallica. Sentii qualcosa muoversi tra le scapole, e
crescere fino a tendere la pelle allo stremo. Quando tutto finì, grondavo
sudore ed ogni più piccola parte del mio corpo urlava di dolore. Sollevai lo
sguardo e notai Badass, che troneggiava ancora accanto a me. Il drago atterrò,
facendo tremare il terreno, e prese a girarmi intorno.
-Come hai fatto? - chiesi, non del tutto certa di volerlo sapere.
-Ho aspettato semplicemente che il tuo sonno si appesantisse. Ho
cominciato il rito e ho sperato che riuscisse- mi rivelò con voce cauta. Non
sembrava sicuro di volermelo dire.
-Sperato?! C’era la possibilità che non funzionasse?- sbigottita,
riflettevo.
-Sì. Se ci avessi impiegato troppo o se il tuo corpo avesse rifiutato
la trasformazione, avremmo finito col dissanguarci entrambi- la sua voce era
chiara, ma fievole. Non sembrava contento della mia curiosità, ma non osava non
rispondere.
-Quindi hai rischiato la tua vita...- esclamai, senza fiato. Era
strano rendersi conto che una bestia ti aveva dimostrato tutta questa fedeltà.
Si limitò ad
annuire.
-Ma... perché? - continuai, ora confusa.
-E me lo chiedi? - mi rispose, guardandomi negli occhi con il peso di
tutti i suoi anni che improvvisamente tornava a colpirmi. Abissale,
incolmabile, la differenza tra le nostre due esistenze. In momenti come questo
mi rendevo davvero conto di quanto per lui fosse tutto scontato. Era obbligato
a pazientare nonostante per lui fosse tutto già visto e rivisto. Ogni emozione,
ogni brivido, ogni possibilità dell’esistenza lui l’aveva vissuta.
Sospirai, afflitta dal senso di inadeguatezza. Lui continuava a
studiarmi, lo sguardo che gradualmente perdeva la pesantezza acquisita poco
prima. Attesi sin quando, finalmente, si fermò. Aspettai il suo giudizio,
fremendo dalla voglia di riscattarmi.
-C’ è molto lavoro da fare- cominciò -Sei ancora piccola per la tua
età. Le ali sono pronte ad uscire, ma non hanno ancora lacerato la pelle. In
circostante diverse, un cucciolo di drago prova a volare una settimana dopo
essere uscito dall’uovo, quindi capisci quanto questo sia strano. Gli artigli
sono nella norma, alle scaglie manca poco. Non sono dure né brillanti come
dovrebbero, ma in breve lo diverranno-
Ci rimasi male. Mi sentivo ancora più inadatta, incompleta. La
speranza di essere speciale era morta, insieme all’entusiasmo di potergli
mostrare qualcosa di nuovo. Dovevo fare di meglio. Accettai il suo giudizio
senza chinare il capo; volevo e potevo migliorare.
-Bene. Cominciamo subito- m’incitò con la sua voce rassicurante.
‘Voglio volare al
più presto’ pensai, sentendo il corpo fremere alla sola idea.
-Sei sicura? - chiese lui, divertito. Feci per rispondere, poi mi resi
conto di cos’era successo. Avevo pensato nella sua testa, letteralmente. Come
lui aveva fatto poco prima.
-Sì. Voglio sapere com’è il corpo. Ora è incompleto- risposi,
ringalluzzita.
-Capisco- rispose, annuendo tra sé.
Lessi una strana apprensione nei suoi occhi, ma non vi badai. Il mio
maestro si alzò in volo e si allontanò. Ci allenammo. Io imparavo a muovermi, a
conoscere il mio corpo, a riconoscere ciò che mi circondava con i miei nuovi
arti. Badass imparava a conoscere me, a capire come incoraggiarmi, come
spiegarsi, come rimproverarmi.
‘Non sbilanciarti! ‘
‘Rallenta se senti che ti manca
l’equilibrio! ‘
‘Attenta agli artigli, per tutte
le corna di drago! Finirai per spezzarteli. ‘
-La coda! Ti è spuntata la coda! -
Frenammo entrambi. Voltai il muso e la vidi. Lunga, nera -come anche
il resto del mio corpo- e sinuosa. La sentii, improvvisamente mia ma ancora
sconosciuta. Era a tutti gli effetti una parte del mio corpo. La mossi un paio
di volte. Avvertii lo spostamento d’ aria, e quando sfiorai il terreno sentii
la durezza della terra, in modo così strano che non riuscivo neanche bene a
comprenderlo. Girai su me stessa -un po’ come fanno i cani- per cercare di
vederla meglio e finii con l’inciamparvi sopra. Caddi e il drago vicino a me
scoppiò in una sonora risata. Lo guardai sorpresa: era la prima risata che ero
riuscita a strappargli da quando l’avevo incontrato. Poco dopo lo imitai e
quando mi aiutò a rialzarmi ci sorridemmo a vicenda. Fu strano vedere un
sorriso da drago: la mia parte umana l’avrebbe interpretato come un ghigno
animale, una minaccia; la mia parte animale però lo percepiva distintamente
come un sorriso. Dopo quel momento, nessuno dei due ebbe più la possibilità di
scambiarsi anche solo una battuta.
Dopo ben tre ore di allenamento, tremante, caddi a terra. La polvere
si sollevò in grosse volute e io starnutii. Il mio respiro pesante, le gocce di
sudore che permeavano le mie scaglie e i miei occhi chiusi per la stanchezza
dovevano aver smosso la pietà -alquanto scarsa- del mio maestro.
-Per oggi può bastare- finì col dire.
‘Grazie’ ribattei, a metà
tra il sarcastico e il grato.
-Hai imparato anche ad inviare i tuoi pensieri a quanto vedo. E le tue
sensazioni...- un brivido gli scosse il corpo. Sbuffò e mi lanciò
un’occhiataccia: -Evita, cortesemente-
Interruppi il flusso di sensazioni, creatosi senza che me ne rendessi
conto.
‘Volevo solo
ringraziarti’
-Ed infatti è così che funziona. Come drago, la volontà è tutto ciò
che ti serve-
-Odio quando mi leggi nel pensiero- borbottai con voce rauca.
-E io odio quando borbotti. Ora ritrasformati, altrimenti non
riuscirai ad alzarti domani-
-Che peccato...- commentai, un mezzo sorriso esausto sul muso. Pian
piano, il mio corpo tornò quello di prima: tratti infantili, occhi scuri, corpo
esile e onde di capelli scuri, un po’ arruffati. Mi guardi intorno, alla
ricerca del mio elastico e quando finalmente lo trovai feci una smorfia: era a
terra, praticamente distrutto e ormai inservibile. Tentai di fare un passo
avanti per recuperarlo, ma le gambe mi cedettero. Mentre già sentivo il sapore
della terra in bocca, due grosse braccia mi sorressero. Quelle stesse braccia
mi aiutarono a sollevarmi e a mettermi in piedi. Circondai il collo del Maestro
con un braccio e con lui tornai a casa.
‘Grazie di tutto, draugr’.
‘Grazie di tutto, draugr’.
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