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venerdì 21 luglio 2017

Dragons ~ Prologo | RaccontaciUnaStoria... #7

PREMESSA

Dragons è un casino. E' un 'romanzo' -vorrebbe diventarlo- che sto scrivendo dal lontano 2012 e che è cambiato insieme a me. Per questo ci sono molto affezionata e per questo vi chiedo di essere quanto più critici e prolissi riusciate ad essere nel dirmi le vostre opinioni al riguardo. Voglio migliorarlo fino a renderlo nella sua forma migliore, quindi ho bisogno anche di voi. Grazie.

Dragons
Prologo


Immobile, allibita, lo sguardo che viaggiava tra il cielo e l’uomo di fronte a me. Lui sorrise, mentre il suo corpo cominciava muoversi, a crescere. Lo vidi diventare un drago. Con una fitta di nostalgia, lo vidi anche sbattere le ali e sollevarsi in cielo. Non credevo ai miei occhi.
-Non è possibile...- mormorai.
‘Invece lo è…’
Sobbalzai al sentire quella voce tranquilla; era nella mia testa. Così chiara, così vicina. Niente a che vedere con una classica chiacchierata. Tutta la mia attenzione era concentrata sulle sue parole, sui toni vagamente sospirati ma più chiari del normale. Avvertii il suo tono rassicurante e il suo vago divertimento come se fossero i miei.
-Quindi... tutto quello che mi hai raccontato è vero? Il nostro passato, la verità sul nostro sangue, la follia di quell’uomo...- gesticolai, ancora incerta.
-Sì-
Un brivido mi percorse la schiena. Quella voce possente, rimbombante, era la voce di un drago. Pregna di una sicurezza, di un senso di stabilità fuori da ogni realtà che io conoscessi. Il sogno di una bambina che diventava realtà; eppure, anche questa realtà da sogno non andava bene. Non so cos’avrei dato perché fosse rimasta solo fantasia. Per eliminare tutte le mie scelte, per poter riavvolgere il nastro impazzito che erano stati gli ultimi mesi della mia vita. Strinsi i pugni, mentre i miei pensieri volavano a quel folle, a quell’entità sfuggente che era la causa di tutto. Sentii la rabbia traboccare e la pelle lacerarsi. Urlai, la testa buttata all’indietro, gli occhi a fissare il cielo, rabbiosi. Rabbia, risentimento, angoscia, stupore, confusione, incredulità, paura: urlai tutto questo. Avvertii distintamente, e con orrore, la mia pelle solidificarsi sempre di più, mentre il mio corpo cresceva. Vidi le mie mani scurirsi, vidi un dito scomparire, le mie unghie allungarsi e assumere una colorazione argentea, metallica. Sentii qualcosa muoversi tra le scapole, e crescere fino a tendere la pelle allo stremo. Quando tutto finì, grondavo sudore ed ogni più piccola parte del mio corpo urlava di dolore. Sollevai lo sguardo e notai Badass, che troneggiava ancora accanto a me. Il drago atterrò, facendo tremare il terreno, e prese a girarmi intorno.
-Come hai fatto? - chiesi, non del tutto certa di volerlo sapere.
-Ho aspettato semplicemente che il tuo sonno si appesantisse. Ho cominciato il rito e ho sperato che riuscisse- mi rivelò con voce cauta. Non sembrava sicuro di volermelo dire.
-Sperato?! C’era la possibilità che non funzionasse?- sbigottita, riflettevo.
-Sì. Se ci avessi impiegato troppo o se il tuo corpo avesse rifiutato la trasformazione, avremmo finito col dissanguarci entrambi- la sua voce era chiara, ma fievole. Non sembrava contento della mia curiosità, ma non osava non rispondere.
-Quindi hai rischiato la tua vita...- esclamai, senza fiato. Era strano rendersi conto che una bestia ti aveva dimostrato tutta questa fedeltà. Si limitò ad annuire.
-Ma... perché? - continuai, ora confusa.
-E me lo chiedi? - mi rispose, guardandomi negli occhi con il peso di tutti i suoi anni che improvvisamente tornava a colpirmi. Abissale, incolmabile, la differenza tra le nostre due esistenze. In momenti come questo mi rendevo davvero conto di quanto per lui fosse tutto scontato. Era obbligato a pazientare nonostante per lui fosse tutto già visto e rivisto. Ogni emozione, ogni brivido, ogni possibilità dell’esistenza lui l’aveva vissuta.
Sospirai, afflitta dal senso di inadeguatezza. Lui continuava a studiarmi, lo sguardo che gradualmente perdeva la pesantezza acquisita poco prima. Attesi sin quando, finalmente, si fermò. Aspettai il suo giudizio, fremendo dalla voglia di riscattarmi.
-C’ è molto lavoro da fare- cominciò -Sei ancora piccola per la tua età. Le ali sono pronte ad uscire, ma non hanno ancora lacerato la pelle. In circostante diverse, un cucciolo di drago prova a volare una settimana dopo essere uscito dall’uovo, quindi capisci quanto questo sia strano. Gli artigli sono nella norma, alle scaglie manca poco. Non sono dure né brillanti come dovrebbero, ma in breve lo diverranno-
Ci rimasi male. Mi sentivo ancora più inadatta, incompleta. La speranza di essere speciale era morta, insieme all’entusiasmo di potergli mostrare qualcosa di nuovo. Dovevo fare di meglio. Accettai il suo giudizio senza chinare il capo; volevo e potevo migliorare.
-Bene. Cominciamo subito- m’incitò con la sua voce rassicurante.
‘Voglio volare al più presto’ pensai, sentendo il corpo fremere alla sola idea.
-Sei sicura? - chiese lui, divertito. Feci per rispondere, poi mi resi conto di cos’era successo. Avevo pensato nella sua testa, letteralmente. Come lui aveva fatto poco prima.
-Sì. Voglio sapere com’è il corpo. Ora è incompleto- risposi, ringalluzzita.
-Capisco- rispose, annuendo tra sé.
Lessi una strana apprensione nei suoi occhi, ma non vi badai. Il mio maestro si alzò in volo e si allontanò. Ci allenammo. Io imparavo a muovermi, a conoscere il mio corpo, a riconoscere ciò che mi circondava con i miei nuovi arti. Badass imparava a conoscere me, a capire come incoraggiarmi, come spiegarsi, come rimproverarmi.
Non sbilanciarti!
Rallenta se senti che ti manca l’equilibrio!
Attenta agli artigli, per tutte le corna di drago! Finirai per spezzarteli.
-La coda! Ti è spuntata la coda! -
Frenammo entrambi. Voltai il muso e la vidi. Lunga, nera -come anche il resto del mio corpo- e sinuosa. La sentii, improvvisamente mia ma ancora sconosciuta. Era a tutti gli effetti una parte del mio corpo. La mossi un paio di volte. Avvertii lo spostamento d’ aria, e quando sfiorai il terreno sentii la durezza della terra, in modo così strano che non riuscivo neanche bene a comprenderlo. Girai su me stessa -un po’ come fanno i cani- per cercare di vederla meglio e finii con l’inciamparvi sopra. Caddi e il drago vicino a me scoppiò in una sonora risata. Lo guardai sorpresa: era la prima risata che ero riuscita a strappargli da quando l’avevo incontrato. Poco dopo lo imitai e quando mi aiutò a rialzarmi ci sorridemmo a vicenda. Fu strano vedere un sorriso da drago: la mia parte umana l’avrebbe interpretato come un ghigno animale, una minaccia; la mia parte animale però lo percepiva distintamente come un sorriso. Dopo quel momento, nessuno dei due ebbe più la possibilità di scambiarsi anche solo una battuta.
Dopo ben tre ore di allenamento, tremante, caddi a terra. La polvere si sollevò in grosse volute e io starnutii. Il mio respiro pesante, le gocce di sudore che permeavano le mie scaglie e i miei occhi chiusi per la stanchezza dovevano aver smosso la pietà -alquanto scarsa- del mio maestro.
-Per oggi può bastare- finì col dire.
Grazie’ ribattei, a metà tra il sarcastico e il grato.
-Hai imparato anche ad inviare i tuoi pensieri a quanto vedo. E le tue sensazioni...- un brivido gli scosse il corpo. Sbuffò e mi lanciò un’occhiataccia: -Evita, cortesemente-
Interruppi il flusso di sensazioni, creatosi senza che me ne rendessi conto.
‘Volevo solo ringraziarti
-Ed infatti è così che funziona. Come drago, la volontà è tutto ciò che ti serve-
-Odio quando mi leggi nel pensiero- borbottai con voce rauca.
-E io odio quando borbotti. Ora ritrasformati, altrimenti non riuscirai ad alzarti domani-
-Che peccato...- commentai, un mezzo sorriso esausto sul muso. Pian piano, il mio corpo tornò quello di prima: tratti infantili, occhi scuri, corpo esile e onde di capelli scuri, un po’ arruffati. Mi guardi intorno, alla ricerca del mio elastico e quando finalmente lo trovai feci una smorfia: era a terra, praticamente distrutto e ormai inservibile. Tentai di fare un passo avanti per recuperarlo, ma le gambe mi cedettero. Mentre già sentivo il sapore della terra in bocca, due grosse braccia mi sorressero. Quelle stesse braccia mi aiutarono a sollevarmi e a mettermi in piedi. Circondai il collo del Maestro con un braccio e con lui tornai a casa.
Grazie di tutto, draugr’.

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