Pagine

giovedì 31 dicembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #178

E' questa la stranezza del mondo: le persone che vorrebbero soltanto amore sono costrette a diventare combattenti.

(Requiem, Lauren Oliver)

mercoledì 30 dicembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #177

Vivi libero o muori.

(Requiem, Lauren Oliver)

martedì 29 dicembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #176

Sono cresciuta. Sono cresciuta senza di te. E non puoi dirmi cosa devo fare.

(Requiem, Lauren Oliver)

lunedì 28 dicembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #175

Appoggio la testa sulle braccia conserte e cerco di ricordarmi come si fa a piangere.

(Requiem, Lauren Oliver)

domenica 27 dicembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #174

-Occhio per occhio-
-E tutto il mondo diventa cieco-.


(Requiem, Lauren Oliver)

sabato 26 dicembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #173

E' proprio questo lo scopo. Chiuderli dentro e lasciarli marcire.


(Requiem, Lauren Oliver)

venerdì 25 dicembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #172

Se la città mi ha insegnato qualcosa è che tutto ha un prezzo: segreti, reputazioni, vite. E la fiducia? Se devi chiederla, non puoi permettertela.

(Thief)

giovedì 24 dicembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #171

Non sei il mio cagnolino. Ma imparerai comunque a sederti quando te lo dico io.


(Requiem, Lauren Oliver)

mercoledì 23 dicembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #170

Non capisco come tutto cambi, come gli strati della nostra vita vengono seppelliti.


(Requiem, Lauren Oliver)

martedì 22 dicembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ # 169

Soltanto la gente che ha qualcosa da nascondere fa storie per la privacy.

(Requiem, Lauren Oliver)

lunedì 21 dicembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #168

Le persone sono nuove ogni giorno. Non sono mai uguali, le devi reinventare in continuazione, e anche loro si devono reinventare.

(Requiem, Lauren Oliver)

domenica 20 dicembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #167

Il silenzio il cimitero attraverserò, oppure sotto le tombe giacerò.

(Requiem, Lauren Oliver)

sabato 19 dicembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #166

Devi fare del male, o ti faranno del male.

(Requiem, Lauren Oliver)

venerdì 18 dicembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #165

Devi crescere, essere più forte e più dura.

(Requiem, Lauren Oliver)

giovedì 17 dicembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #164

Il passato è morto, non esiste.

(Requiem, Lauren Oliver)

mercoledì 16 dicembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #175

Appoggio la testa sulle braccia conserte e cerco di ricordami come si fa a piangere.

(Requiem, Lauren Oliver)

Visioni Mensili #3 ~ Novembre 2015

Le Belve

Roba! Non male. Strano il rapporto tra i tre protagonisti. Inaspettato, direi.

Akagami no Shirayuki-hime; ep. 12 (Finale!)

...Non volevo che finisse. L'ho trovato molto delicato e carino. Leggero, ma non stupido.

Breaking Bad3x07-13
Casino. Ma tanto, tipo. Mi da una strana sensazione, questa serie tv. Un misto di ammirazione, inquietudine e dispiacere.

Great Teacher Onizuka; ep 41-43
Mi mancherai, Eikichi. 
Mission Impossible - Rogue Nation
Just... GURL POWERH.

Descendants
E' un film molto più intelligente di quanto possa sembrare.

Charlotte; ep. 3-13
Uno dei miei anime preferiti. E ovviamente non è stata ancora importato in Italia.
A volte odio l'internet.

Le Crociate - Kingdom of Heaven
Un sacco di comparse, in questo film.

Crimson Peak
Non è esattamente il mio genere, ma è stato sicuramente bello vederlo. A volte il nuovo fa bene.

Lei
Ho amato questo film come pochi altri nella mia vita. Due ore (farei meglio ad essere onesta e dire quattro) che rispenderei nello stesso identico modo.

Lucy
Can I say 'GURL POWERH' again?
No, okay. Molto bello, molto action ma non solo. Il finale è un po'... sottotono?

One Piece ; ep. 1
Ho adorato questa scena con tutto il mio cuore. Un po' diverso dall'incipit del manga, but not bad!

Gravity Falls ; St. 1 ep. 1-3
No, io non dirò cose su questo cartone. Perché altrimenti vi mostrerei il lato più oscuro e profondo della follia di cui è capace questa fangirl.

Tokyo Ghoul : ep. 6-12
romantic 2015 Tokyo Ghoul season 2 episode 1 manga - episode 1 preview, episode 1 trailer, Tokyo Ghoul poster
Ho trovato l'inizio molto più entusiasmante delle puntate finali. Vedremo come sarà la seconda stagione...

The Borgias ; St. 1 ep. 01-03
I Borgia alias una quantità inverosimilE di cornificazioni, seni e sesso. YAYH

Approfitto di questo piccolo spazio finale per non scusarmi del ritardo (solitamente questi post li pubblico a inizio mese. Ma è dicembre e siamo tutti più buoni, so, come se nulla fosse successo u.u) e per augurarvi di passare una buona seconda metà di Dicembre! Nel mentre, io continuerò sicuramente a pubblicare quotidianamente delle citazioni. Per il resto... chi vivrà, vedrà!

Hasta la vista!

◘ Citazione del Giorno ◘ #163

La perfezione è una promessa, e sarà la conferma che non ci siamo sbagliati. 

(Requiem, Lauren Oliver)

martedì 15 dicembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #162

-Che razza di umano, mettersi a minacciare un demone!-
-Che razza di demone, lasciarsi minacciare da un umano- 

(The World God Only Knows, Stagione 2)

lunedì 14 dicembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #161

Quando decidi di prendere un percorso, devi per forza rinunciare a percorrerne un altro" 

(The World God Only Knows, Stagione 2)

domenica 13 dicembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #159

La vittoria è tutto, perché senza di essa non ci sarà più niente. 

(Ender's Game, Orson Scott Card)

sabato 12 dicembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #158

D'ora in poi io sono il tuo nemico. D'ora in poi io sono il tuo maestro. 

(Ender's Game, Orson Scott Card)

venerdì 11 dicembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #157

L'individuo singolo può decidere di sacrificarela sua vita, ma la razza del suo insime non può mai scegliere il rischio dell'estinzione. 

(Ender's Game, Orson Scott Card)

giovedì 10 dicembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #156

Nessun essere umano può vivere pienamente senza'altra compagnia che se stesso. 

(Ender's Game, Orson Scott Card)

mercoledì 9 dicembre 2015

Letture del Mese #6 ~ Novembre 2015

Remember Me? di Sophie Kinsella

La mia prima lettura in inglese non è stata affatto una passeggiata. Più di una volta mi sono ritrovata a voler mollare, così più di una volta ho lasciato stare. Ho chiuso il libro e ho fatto passare del tempo. Non perché non riuscissi a capire nulla. Ma è molto più faticoso e frustrante che leggere nella propria lingua. Alla fine, però, è stata una grossa soddisfazione. Mi ci è voluto tanto, ma ce l'ho fatta. (L'eco di pubblicità idiote in sottofondo. Non fateci caso.) E' qualcosa che dovremmo provare a fare tutti, perché aiuta molto con l'inglese. Io mi son fatta consigliare dalla mia insegnante d'inglese, ma in giro per il web ormai si trovano consigli e persone disposte a consigliarvi praticamente ovunque. Quindi, se siete curiosi, tentate!                          



0)Resti Mortali di Laurell K. Hamilton (29 ottobre)
Anno: 1994
Editore: TEA
Pagine: 360
Prezzo: 8.90 
Esattamente come il primo volume, mi è piaciuto molto. Fresco, divertente, intrigante, rapido. Una lettura leggera, che consiglio a tutti. Occhio al gore e ad un pizzico di horror. Se siete sensibili a certe cose sarebbe meglio orientarvi verso altri orizzonti!


1-14) One Piece - New Edition, vol 35 - 46 di Eiichiro Oda
Anno: 2010/2011
Editore: Star Comics
Pagine: 200 ca l'uno
Prezzo: 4.20 

Una cosa di cui mi sono sorpresa, questo mese, è quanto scorrano bene i volumi di questo manga. Non mi era mai capitato di leggere un manga così lungo, ma ora che ci penso mi sono resa conto che questi quaranta volumi non li ho sentiti per nulla. Meraviglioso.


15) Segreti di Famiglia di Tatiana de Rosnay
Anno: 2011
Editore: Corbaccio
Pagine: 324
Prezzo: 18.60 


Opera francese che mi ha sorpreso per la tranquillità con cui affronta argomenti come il sesso, la morte e l'omosessualità. Un bel tuffo in una realtà diversa che propone, quindi, prospettive diverse.

16)Tu di Caroline Kepnes
Anno: 2015
Editore: Mondadori
Pagine: 382
Prezzo: 17.00 

La storia di un amore ossessivo, esagerato, pericoloso. Un tuffo nella mente di un pazzo, che all'esterno apparirebbe come un uomo perfettamente normale. Un uomo che, se non avessimo avuto la possibilità  osservare da dentro, non c'avrebbe mai svelato così tanto di se stesso. Un inquietante pensiero su quanto, effettivamente, la follia possa essere ben celata dietro al volto di un quieto libraio.


17)Quella Vita che Ci Manca di Valentina d'Urbano
Anno: 2014
Editore: Mondadori
Pagine: 332
Prezzo: 14.90 

Un romanzo che mi ha sorpresa dall'inizio alla fine. Stranamente, il colpo di scena più grosso sta all'inizio. Prime due pagine. E già solo per questo, tanto di cappello.


18)Una Piccola Bugia, K. A. Tucker
Anno: 2015
Editore: Mondadori
Pagine: 382
Prezzo: 17.00 

Dopo aver letto il primo, m'è toccato leggere il secondo. Carino, leggero, dolcioso. Sì, insomma, risparmiabilissimo, ma utile per inframezzare letture più pesanti.

19) Niente di Vero Tranne gli Occhi di Giorgio Faletti
Anno: 2004
Editore: Dalai
Pagine: 430
Prezzo: 12.90 

Un thriller veramente intrigante, seconda opera di Faletti su cui ho messo le zampe. Sono rimasta perplessa dalla prolissaggine (losochenonesistecomeparola, ma suona bene c: ) di quest'uomo. Anche se la cosa non mi ha disturbata. Solo sorpresa.


20)Schegge di Me di Tahereh Mafi
Anno: 2012
Editore: Rizzoli
Pagine: 365
Prezzo: 17.00 

Insolito. Una lettura su cui mi sento di dover riflettere ancora a fondo.

◘ Citazione del Giorno ◘ #155

Io sono i miei ricordi, e i miei ricordi sono me. 

(Ender's Game, Orson Scott Card)

martedì 8 dicembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #154

Ti ferirò perché tu diventi capace di sopportare le ferite. Ti costringerò a stare all'erta contro di me per svegliare il tuo ingegno. Ti insegnerò ad abituarti alla tensione. Ti terrò sempre sbilanciato, mai sicuro di quello che sta per succederti, in modo che tu sia pronto a ogni cosa, pronto a improvvisare, e deciso a vincere a ogni costo. 

(Ender's Game, Orson Scott Card)

lunedì 7 dicembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #153

Non c'è combattimento senza movimento. 

(Ender's Game, Orson Scott Card)

domenica 6 dicembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #152

Sua madre lo amava così profondamente da non osare dirlo se non ai suoi occhi addormentati. 

(Ender's Game, Orson Scott Card)

sabato 5 dicembre 2015

Musicandando ➼ Youtube World

E, nonostante io abbia almeno altri cinque post in arretrato, eccomi qua a scrivere l'ennesimo post musichevole. Contenti?


Everything Stays - Anna

Tutta colpa di questo brevissimo brano qui sopra. Amo la voce di questa donna -sono iscritta al suo canale, cosa che vi invito a fare- e amo un sacco di suoi lavori. Penso che ve ne presenterò molti altri, visto che ho un paio di giorni di vacanza e  una gran voglia di ciarlare. Nonostante sia una canzone molto breve mi ha toccato nel profondo. Probabilmente è la classica 'canzone giusta al momento giusto', perché mi sento piuttosto malinconica in questi giorni. E' strano come le cose ti trovano quando hai bisogno di loro, no?



Fallin' - ZHIEND [Charlotte]

A quanto pare, oggi è la giornata della malinconia. Così è, anche se non vi pare. O almeno, così è per me. Questo brano in particolare l'ho scovato il mese scorso vedendomi per intero i pochi episodi di Charlotte, anime che ho apprezzato tantissimo e che ho trovato molto innovativo, nella mia ignoranza. Non proprio in questa versione, ma questo testo e questa melodia sono state capaci di farmi venire i brividi e di farmi piangere. Musica giusta al momento giusto? Possibile? Il mio radar musicale deve avere un tempismo perfetto, perché sembra che la cosa mi succeda piuttosto spesso. Potrebbe essere preoccupante. Che dite, mi devo preoccupare?

Nine Lashes - Anthem of the Lonely

Sorvolando sul fatto che i minuti senza musica iniziale mi sanno di un'inutilità più unica che rara (che posso farci, io sono una a cui la musica piace semplicemente ascoltarla, senza doversi stare a vedere video e cose varie. Anche se molti video come quello di Rolling in the Deep di Adele li trovo davvero meravigliosi), questo brano lo trovo un buon lenitivo per momenti di rabbia latente. Quei momenti in cui sei arrabbiato, non sei sicuro del perché, e l'unica cosa che vuoi fare è sfogarti. Solo che sei stanco, esausto, e le canzoni troppo casinare non ci stanno. E allora eccolo quà, il nostro Anthem of the Lonely. Che stà lì, ti ascolta, ti sostiene, ma non ti manda in confusione. Ti culla a suon di urla, ma non ti assorda.
Poetico, eh?


Assassin's Creed IV: Black Flag - Best Sea Shanties

Randy Dandy Oh! Ammetto sin dall'inizio di non aver mai giocato questo capitolo della saga videoludica 'Assassin's Creed'. Di tutti i nonsopiùquanti giochi usciti, ho avuto la fortuna di giocare quasi per intero solo il primo. Che non sono riuscita a completare, mio malgrado, perché l'amico da cui lo stavo giocando lo disinstallò prima che potessi riuscirci. Sigh.
Ma parlando della musica: a chi non è mai piaciuta l'idea di cantare con i pirati? Personalmente, lo ritengo un mondo estremamente affascinante, per quanto mi sia per buona parte sconosciuto. Colpa di Jack Sparrow ed Eiichiro Oda, senza dubbio, ma soprattutto del film 'Gli Allegri Pirati dell'Isola del Tesoro'. Film d'animazione risalente al 1971, liberamente tratto dal romanzo 'L'Isola del Tesoro', scopro oggi che fu uno dei film a cui lavorò Hayao Miyazaki prima di fondare lo Studio Ghibli. E pensare che io avevo la VHS e me lo vedevo da piccola senza sapere nulla di nulla. Aaah, che strana è la vita!


Max Legend - Afterdark

Oggi sadness is the way, quindi anche un bel brano d'atmosfera a sfondo malinconico ci sta tutto. Su questo brano non è che io abbia chissà cosa da dire. In fondo, lo state ascoltando or ora: non è che racconti chissà cosa. Ma potrebbe essere un ottimo sfondo musicale, in determinate situazioni. Sicuramente c'è di meglio, ma la mediocrità ha il suo perché.


E non mi dilungo oltre, che di chiacchiere ce ne sono già abbastanza.
Come al solito, spero che abbiate gradito.

Au Revoir!

◘ Citazione del Giorno ◘ #151

Amici una volta, amici per sempre. 

(Ender's Game, Orson Scott Card)

venerdì 4 dicembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #150

Voglio dire, non gli faccia più male di quanto sia necessario. 

(Ender's Game, Orson Scott Card)

giovedì 3 dicembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #149

Non è simpatico sapere che Ender riesce a fare l'impossibile? 

(Ender's Game, Orson Scott Card)

mercoledì 2 dicembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #148

Gli esseri umani hanno il diritto di essere liberi, salvo quando l'umanità ha bisogno di loro. 

(Ender's Game, Orson Scott Card)

martedì 1 dicembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #147

A volte le bugie risultavano più affidabili della realtà. 

(Ender's Game, Orson Scott Card)

lunedì 30 novembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #146

Lei è morta per te, ma tu hai qualcuno per cui vivere. 

(A Spasso con i Dinosauri)

domenica 29 novembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #145

Se impari dagli errori che fai, in questa vita o in un'altra, essi si trasformeranno in opportunità. 

(Tempted, P.C. & Kristin Cast)

sabato 28 novembre 2015

♣ Scoperto per Caso ♣ #2


Ecco di cosa parliamo, oggi.

"I Segreti di Parigi" di Corrado Augias è un libro che, probabilmente, non avrei mai scelto di leggere autonomamente. Benché io tenti sempre di non dedicarmi soltanto a ciò che mi piace, di mantenermi il più libera da pregiudizi, sono un essere umano anch'io. E ciò implica il mio essere, talvolta o molto spesso, l'essere fallimentare. E' proprio per questo che, ora, mi ritrovo a dover ringraziare la mia professoressa di italiano.

La mia molto simpatica e assolutamente adorabile insegnante, infatti, ha un bel giorno avuto la brillante idea di portare in classe la sua copia di 'I Segreti di Parigi', portandolo appunto come prima lettura che avremmo affrontato quest'anno. La classe, già avvisata con largo anticipo, non ha protestato più di tanto. Io -ovviamente- sono corsa a mettere le zampe su questo libro, avendo anche così un'ottima scusa per non ascoltare le spiegazioni della prof.

Sì, ho detto cinque righe fa che mi piace. E molto. Ma ciò non implica che io la stia sempre ad ascoltare.


Prima cosa che mi colpì positivamente del libro fu lo stile; estremamente discorsivo, nonostante la naturale culturale dell'opera. E, per me, questo bastava per classificarlo come 'interessante'. Nonostante la professoressa ci avesse chiesto di leggere soltanto due capitoli, decisi di leggere l'intero libro. Così, giusto per approfittarne e buttarmi su qualcosa che non avevo mai affrontato. Il libro infatti, ci accompagna per gli angoli e le vie di Parigi, raccontandoci storie intriganti tutte collegate dallo stesso periodo storico. Le storie girano tutte infatti intorno ai secoli '700 e '800, parlando anche di eventi storici importanti come la Rivoluzione Francese, la morte di Maria Antonietta, lo scontro di Waterloo. Al centro del libro, poi, una raccolta di foto strettamente legate ai vari capitoli, decisamente affascinanti. Ma la cosa più bella di tutto il libro? Gli incalcolabili e varissimi riferimenti ad opere letterarie e cinematografiche che Augias ha sparso per tutto il libro, che ci vengono proposti in maniera varia e sempre molto equilibrata, mai invasiva.

Una volta letto il libro, ho tirato le somme: e mi sono resa conto che, nonostante tutto, sono rimasta molto soddisfatta della lettura. Soprattutto il fatto di aver separato le varie parti di parigi -e quindi le varie storie- per ogni capitolo, è molto utile e aiuta a recuperarseli, nel caso si voglia andare a recuperare qualcosa in particolare.
Spero di avervi proposto qualcosa d'interessante, anche stavolta.

Buon Proseguimento.

La Vita di Ermenegilda ~ Parte 6 | RaccontaciUnaStoria... #6

Raggiunsi Giada al cancello d’ingresso. Il matrimonio imminente, l’affaticava e la illuminava. Energia gioiosa tutta paterna, la sua: mi corse incontro e mi abbracciò così forte da farmi male. Sentii il suo cuore battere furiosamente contro il mio seno: mi preoccupai. Cos’era andato storto? Aspettai che fosse lei a sciogliersi dall’abbraccio. Poi la guardai intensamente, l’ansia che faceva battere il mio, di cuore.
-Mamma, sono incinta!-
-Anche tu?!- Non sembravo felice. Ma lo ero.
-Perché, sei incinta anche tu?-
Scoppiai a ridere, lasciandola ancora più interdetta.
-E’ tornato Sam. E ha portato Emanuela… che è incinta.-
Con un sorrisone, corse dentro casa, urlando per salutare la donna che conosceva da così tanto, ma che non aveva mai visto. Grazie, internet.
Attesi il povero Andrea, la cui stanchezza era più che visibile. Gli andai incontro, quasi a volerlo sorreggere, e lui si appoggiò davvero a me.
-Come hai fatto a crescerla per tutti quegli anni?- mi chiese.
-Mario aveva più energie di lei, anche se non era più un ragazzo-
-Fortunata- borbottò, sbuffando.
Scoppiai a ridere ed entrammo.

La casa era disordinata, caotica come non la vedevo da anni. Scarpe, calzini, oggetti volanti di dubbia natura. I bambini erano stranamente tranquilli: frastornati dall’improvvisa energia degli adulti se ne stavano in un angolino a masticare biscotti. Emanuela, il pancione fasciato da un vestito verde smeraldo comparso dal nulla, parlava, instancabile. Accoglieva parenti, rassicurava lo sposo (relegato in un angolino della casa, come i bambini, solo un po’ più solo), andava ad aiutare la sposa, chiamava a destra e a manca per assicurarsi che fosse tutto pronto. Da parte mia, me ne stavo in cucina a far finta di avere qualcosa da fare. Smuovevo piatti vuoti, asciugavo bicchieri asciutti, fissavo il forno come se stessi controllando qualcosa. Gli invitati arrivavano a frotte: la maggior parte si riuniva in sala, qualcuno passava in cucina per servirsi, qualcuno addirittura mi salutava.
Passò il tempo. Lo sposo venne cacciato via: era ora di andare in chiesa. Damigelle dai lunghi abiti, e accompagnatori torturati da cravatte troppo strette si avviarono. I bambini, Emanuela e Samuel mi salutarono e partirono a loro volta. Io andai dalla sposa. Giada splendeva, sorridente, avvolta in strati di stoffa bianca. Sorrideva tanto da obbligare anche me a sorridere. La strinsi, attenta a non rovinarle il trucco –accuratissimo e forse un po’ troppo pesante-. Aprii la bocca per dirglielo. Ci ripensai.
-Sei pronta?-
-Mi accompagni all’altare?-
Sobbalzai. –Cosa?-
-Mi… mi accompagni all’altare? Per favore-
Non riuscii a rifletterci lucidamente. Non ero neanche sicura di poterlo fare.
-D’accordo-
Le porsi il braccio, come per fare una prova, e lei l’accettò con un risolino: ci avviammo alla macchina. La strada era breve, e procedette silenziosa, liscia: la chiesa mi apparve davanti solo quando Giada mi disse di fermarmi. Scesi, aprii la porta a mia figlia: raggiungemmo l’ingresso. Io le porsi il braccio nello stesso identico modo in cui l’avevo fatto pochi minuti prima. Lei lo prese. La chiesa era buia, nient’affatto illuminata: l’ingresso era l’unica fonte luminosa. Pensai di dire qualcosa, ma nessuno fiatava e non volevo fare qualcosa di sbagliato. Non avevo un gran esperienza in fatto di matrimoni. Così, camminai: e vidi mia figlia illuminarsi di più ad ogni passo. Letteralmente. La lasciai accanto ad Andre con gli occhi umidi. Lui mi guardava; sorrideva. Avevo l’impressione che tutti stessero facendo lo stesso. Giada, di sicuro. Mi si avvicinò e sussurrò: - Perché dovrei rispettare tradizioni tanto antiche, se non voglio?-
Mi commossi. E giurai di aver sentito la voce di Mario, alle mie spalle, sussurrami: -Non è giusto. Io trovo ogni giorno un motivo diverso, e tu mi ami ogni giorno per lo stesso motivo-


Le fenici non sono le uniche a rinascere: anche le persone, ogni tanto, ne hanno bisogno. Fu quello che successe a me, il giorno del matrimonio di Giada. Forse fu grazie a quella voce. Un ricordo? Una fantasia? Un segnale di pazzia? Forse. O forse lo sentii davvero. Non sono una persona religiosa: non riesco a credere negli angeli. Ma non sono neanche troppo scettica: San Tommaso aveva ragione solo in parte, quando diceva ‘se non vedo, non credo’. Non so cosa successe quel giorno: ma mi permise di recuperare un pezzetto di me. O di perderlo. Fatto sta che smisi di sentire quella mancanza fisica, e cominciai a svegliarmi bella pimpante. Divenni più appiccicosa, coi miei figli, ma la cosa non sembrò disturbarli più di tanto. Immagino faccia comodo avere una nonna disposta a tenersi i nipoti per una settimana. Fatto sta che ora sono qui, sul mio bel letto morbido. Io ho ottant’anni, lui cinquanta. Sento che è stanco, che vuole andare a dormire. Ripenso per un momento a quando è nato: è stato il primo mobile di casa. L’unico che ci servisse, a detta di Mario, il giorno delle nozze. E’ un flash, sbiadito, troppo breve. Il letto ha molto sonno: dice che potrebbe dormire per l’eternità. Così sorrido un’ultima volta e chiudo gli occhi.

◘ Citazione del Giorno ◘ #144

L'adoro quando si fa pettinare dal cuscino.

 (Tempted, P.C. & Kristin Cast)

venerdì 27 novembre 2015

La Vita di Ermenegilda ~ Parte 5 | RaccontaciUnaStoria... #5

Sobbalzai. Un ragazzino dagli occhi azzurri mi scrollava. Io sbattei le palpebre, confusa.
-Mmmh. Sei mio nipote?- chiesi con voce rauca, gli occhi cisposi.
-Sì, nonna. Sono Gianluigi.- il ragazzino mi sorrideva, con un sopracciglio alzato. Era normale, riuscire a fare quelle facce a cinque anni?
-Ciao Gigi. Scommetto che hai fame-
-Altrimenti non ti avrei chiamato- ribatté con aria sdegnosa.
-Piccolo nipote schiavista-
Ci fissammo per un momento, le guance gonfie. Poi scoppiammo a ridere: ogni volta che mi veniva a trovare era la stessa storia. Perdevo trent’anni di vecchiaia e tornavo ragazzina. A quella che ero prima dell’incidente, prima del matrimonio, prima di Mario. Il mio piccolo Gigi era l’Elisir di lunga vita.
-All’arrembaggio!- Emanuela si tuffò sul mio lettone: Claire le si tuffò accanto.
-Oh no! Sono circondata!- mi nascosi sotto le coperte, ridendo. Nuora e nipoti mi tirarono fuori a suon di solletico; abitudine consolidata anche questa.
-Prima o poi vi sconfiggerò!- borbottai, come al solito, avviandomi pigramente in cucina per preparare la colazione. Ridendo, il gruppo mi seguì: Emanuela, dopo avermi salutato con più grazia, mi aiutò ad apparecchiare. Osservai mia nuora, fiera del pancione che cominciava a crescere. Conviveva con Samuel da pochi anni e il terzo figlio era già in cantiere.
-Manu, dimmi, hai intenzione di allevare una squadra di calcio?- la stuzzicai.
-Se Samuel li allenasse, potrei anche pensarci-
-Peccato che mio figlio riesca a prendere una palla solo in faccia-
Riscoppiammo a ridere, abbassando il volume di colpo quando mio figliò entrò in cucina.
-Non vi stancate mai di prendermi in giro?- chiese lui, roteando gli occhi.
-E’ troppo facile, con te. Non resistiamo- gli risposi.
-Che madre! Poi ti chiedi perché avevo problemi di autostima!- borbottò lui.
-Oh, come sei noioso- commentò Emanuela, lanciandomi un’occhiata complice. Eravamo terribili, di mattina. Ma avevamo dei buoni motivi.
-Se tu ti alzassi ad un orario decente e ci dessi una mano, non ti tratteremmo così- lo rimbrottai.
Mugugnò qualcosa. Ridacchiando, lo raggiunsi e gli baciai la fronte. Gli aggiustai i capelli neri, mentre lui mi trafiggeva con i suoi diamanti azzurri.
-Piantala, mamma- borbottò.
-Non posso smettere di essere tua madre!- risposi sorridendo, ma indietreggiai di un passo. Smilzo, alto, capelli neri, occhi azzurri grandi come l’universo intero. L’unica cosa che aveva presto da Mario era l’altezza: tutto il resto era un mistero.
-Sai tesoro, credo che tu sia stato adottato.-
-‘Credi’? Cos’è, mi ha portato una cicogna?-
-Oh no, no. Ti ho sopportato per nove mesi e ti ho partorito, carino. Ma non riesco a spiegarmi a chi assomigli-
-Forse il padre non è Mario- scherzò Emanuela.
Ci bloccammo, io e Samuel. Il ragazzo, dopo aver lanciato un’occhiata d’avvertimento alla compagna, si concentrò su di me.
-N-non glie lo hai detto?- chiesi. La mia voce suonò più fievole di quanto avrei voluto. Samuel scosse la testa, tremante. Il mio istinto materno ebbe il sopravvento. Dovevo controllarmi. Anche se avrei volentieri lasciato quella casa per uscire e camminare, camminare soltanto per camminare. –Sam, vai a giocare con i bambini- gli dissi, facendogli un cenno col capo. Lui ubbidì. Sentii le spalle rigide, ricurve. Cercai di rilassarle. Mi sedetti al tavolo e invitai Emanuela a fare altrettanto. Lei mi guardava confusa.
-Emanuela, Mario è morto- un sospiro, nulla più.
-Da… da quanto?- anche la sua voce suonava soffocata: aveva le mani davanti alla bocca e il volto contratto. Provava dolore, più per me che per sé stessa. Non conosceva Mario. Ma sapeva quanto fosse stato importante per me, per noi. –Sei anni, più o meno-
-Non lo sapevo… davvero, mi dispiace, non immaginavo che…-
Le sorrisi e lei strizzò gli occhi, inghiottendo le altre scuse.
-Non potevi. Samuel ha scelto di non dirtelo. Anche se non so perché-
-Neanch’io…-
Ci fissammo per un momento. Io allungai la mano sul tavolo: lei me l’afferrò e la strinse. Forte, più del dovuto. Strinsi anch’io. Quello era il nostro gesto. Serviva a farci andare avanti. Quando un’emozione troppo forte assaliva l’una o l’altra, ci stringevamo la mano per evitare di sbottare. Là, in America, a Emanuela era servito spesso per evitare di rispondere male a qualcuno. Io, masticando a malapena l’inglese, non ne avevo avuto bisogno. A me era servito quando Samuel mi aveva portato nel suo ufficio, sempre in America. C’era il suo capo, i suoi colleghi. Non potevo mettermi a saltellare dalla gioia. Non potevo abbracciare mio figlio e dedicargli tutte quelle smancerie da madre orgogliosa che mi frizzavano dentro. Così avevo afferrato la mano di Emanuela e glie l’avevo strizzata. Uscita dall’ufficio avevo stritolato Samuel in un enorme abbraccio mammesco: non avevo resistito. A lui non era dispiaciuto, fin quando non avevamo intravisto il suo capo che ci fissava stupito. Io gli avevo rivolto un largo sorriso. Il capo aveva contraccambiato. L’avevo capito: era padre anche lui. Ma Samuel non doveva averlo notato: mi aveva trascinato in macchina e mi aveva proibito severamente di tornare a trovarlo. Così erano passati sei mesi e ora loro erano venuti a trovare me, finalmente. Dopo aver passato quattro anni nella grande America doveva essere stato strano tornare nella nostra stretta e corta cittadina, senza enormi negozi pronti a soddisfare ogni capriccio e grandi folle di persone in movimento tra cui confondersi. Era un buon momento per tornare, però: un matrimonio. Emanuela si scusò e andò in bagno a ricomporsi. Io raggiunsi Samuel, Claire e Gigi in salone. I bambini ruzzolavano a terra, facendo a gara.
-TANTOVINCOIO!- strillava Claire. Le urla di risposta di Gigi erano troppo fievoli per essere comprese: eppure Sam riuscì ad accorgersi di me. Si voltò, quasi l’avessi chiamato io stessa, e mi guardò. Con gli occhi spalancati, colpevoli: un bambino colto in fallo.
-Mamma…-
-Sì?- che brutto non riuscire a tirar fuori altro che quella vocina esile.
-Mi dispiace-
-Di cosa?-
Boccheggiò. Sembrava non saperlo neanche lui. Scosse la testa.
-Mi dispiace- ripeté. I bambini avevano smesso di giocare e ci fissavano. Io li raggiunsi e presi in braccio Claire. Le diedi un buffetto sulla boccuccia silenziosa.
-Hai vinto?-
-Certo!- esclamò, gli occhi che brillavano, mentre il fratello protestava a gran voce. Mi avviai verso la cucina: e mentre i bambini tornavano a bisticciare, mi voltai e feci cenno a Samuel di venire con noi. 

◘ Citazione del Giorno ◘ #143

Perché ti meriti qualcuno che riesca a vedere oltre la tua bellezza, oltre i tuoi soldi e la posizione sociale. Ti meriti qualcuno che ti apprezzi per quello che sei. 

(Tempted, P.C. & Kristin Cast)

giovedì 26 novembre 2015

La Vita di Ermenegilda ~ Parte 4 | RaccontaciUnaStoria... #4

Ognuno soffre in modo diverso. Non esiste una persona completamente uguale ad un’altra, ma esistono persone simili. Persone che si riconoscono al primo incontro, quasi fosse ‘destino’. A volte succede che queste persone abbiano bisogno di andarsene. Altre, se ne vanno e basta.
La mia reazione a quest’assenza fu lenta a farsi sentire. All’inizio era come se non fosse cambiato nulla. Mi sembrava quasi d’alzarmi al tocco delle sue dita, ancora. Alcune mattine, avevo bisogno di allungare la mano e sentire il materasso freddo per convincermi che fosse morto. Col tempo, cominciai a fare fatica ad alzarmi la mattina. Era come se, nonostante la sveglia e il sole, e il calore e tutto il resto, non fosse ancora il momento di alzarsi.
Dov’era quella voce che mi strappava dal sonno?
Dov’erano quelle dita forti, delicate che mi solleticavano scherzosamente?
Sentivo una mancanza fisica di quei momenti. Sentivo le ombre, ricordi tattili del mio corpo di quei momenti e sembrava semplicemente impossibile che fossero destinate a sbiadire. Ma mi abituai. Mi abituai ad alzarmi, mi abituai a vivere da sola, senza statuette maldestramente intagliate, senza sguardi ostili e pappette di latte e oro saiwa, scoppi di rabbia, film sparati a volume indecente nella camera da letto, musica canticchiata a fior di labbra nell’attesa di mangiare insieme, o di un’amichevole discussione sull’ultimo film di PincoPanco o su quanto facesse schifo in quel film PancoPinco.
Un’unica cosa non superai mai: la notte. Al calar del sole, dopo che la cena era stata digerita e il corpo indolenzito chiedeva solo le carezzevoli cure del letto, mi sdraiavo. Spenta la luce, rimessa la sveglia, chiudevo gli occhi. E mentre il sonno mi anestetizzava cercavo quel calore familiare accanto a me. Tutte le sere finivo col convincermi che ero pazza, che mi fossi inventata tutto. Non era esistito nessun Mario, non c’era stato nessun matrimonio, nessun incidente. Cosa poteva provare il contrario, tra le ombre della notte? Potevo essermi sognata tutto: lui, il suo aspetto, le sue fisse, la sua risata. E tutto il resto, i miei ricordi, il mio vuoto, erano frutto delle mie fantasie. Non mi sarei sorpresa affatto, se la mattina dopo avessi scoperto che era così. Ma le lacrime erano vere. Il dolore era innegabile e se davvero il mio corpo stava così male, se sentivo sulla pelle quella mancanza, come era possibile fosse solo una fantasia?
Ogni notte, crollavo, esausta. E ogni mattina, esausta, mi alzavo.
E’ così ancora oggi. Mi ritrovo spesso a chiedermi come poter provare a me stessa che, sì, mio marito è esistito davvero. E di giorno è facile: un colpo di telefono a mio figlio Samuel, o a Giada, o anche ad Andre, che è quasi un figlio per me. Ma di notte, quando l’unica cosa reale sono i miei pensieri, come posso credere che quell’uomo sia scomparso da un momento all’altro? Di notte, quando io non ho altro che quegli stessi pensieri a farmi compagnia, come posso credere che sia davvero esistito, se ora non è qui accanto a me?
Lui era quello che spariva un bel giorno e arrivava il giorno dopo coperto di fango stringendo tra le braccia un cesto miracolosamente pulito pieno di orchidee. Era quello che, nonostante tutto, finiva col baciarmi, anche se gli avevo appena detto che odiavo lui e i suoi film, che non l’avrei sopportato ancora per molto se non l’avesse piantata di comportarsi come un ragazzino. Era la persona che capiva quando avevo bisogno di stare da sola, e che era disposta a passare un’intera serata in una posizione scomodissima pur di permettermi di stargli appiccicata come un koala, se ne avevo bisogno.
E ora, semplicemente, non c’è.

◘ Citazione del Giorno ◘ #142

-Ma riuscirò a permettere a qualcun altro di amarmi?- Avrebbe voluto gridargli in faccia, ma non poteva. 

(Tempted, P.C. & Kristin Cast)

mercoledì 25 novembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #141

Si sa che per i maschi i grugniti sono uno dei principali sistemi di comunicazione. 

(Tempted, P.C. & Kristin Cast)

martedì 24 novembre 2015

La Vita di Ermenegilda ~ Parte 3 | RaccontaciUnaStoria... #3

-Al primo appuntamento? Scherzi, mamma?- la capivo, la mia piccola Giada.
-Tuo padre era un folle, tesoro mio. Da giovane, ancor più che da vecchio-
-Santo cielo, non sposerei mai un uomo così!-
-Temo proprio che tu lo stia per fare, tesoro mio-
-Andrea non è così- borbottò.
-La prima cosa che gli ho sentito dire è stata ‘Io mi scopo sua figlia!’. Dopo ha avuto la decenza di arrossire, te lo concedo. Ma non è stato esattamente molto diplomatico nel presentarsi-
-…Continua a raccontare- Giada annuì, rossa in viso.


Io mi voltai verso di lui e gli mollai un ceffone.
-Tu non sei il niente di nessuno. Ancora non siamo andati a letto insieme, quindi non se ne fa niente!- gli risposi, un momento prima che i miei si strozzassero. Mia madre per la sorpresa e l’indignazione, mio padre per tentare di non ridere.
-Gilda, ma cosa vai dicendo!-  sbottò mia madre.
-Mamma, ho trent’anni. Spero tu non creda che io sia ancora vergine-
Mia madre svenne e mio padre, ignorandola, fissò gli occhi chiari sul mio futuro marito.
-Tu dici di amare mia figlia. Perché?-
-Perché sua figlia non fa rumore quando mangia. E io posso vedere i miei film in pace-
Mio padre scoppiò a ridere di cuore, recuperò mio madre da terra e la trascinò in salotto. Dio solo sa perché, ma lo trovava divertente.
-Andate pure di sopra, ragazzi!-
Ci avviammo verso la mia stanza, ma mentre salivano le scale Mario inciampò, cadde e svenne. Lo portammo all’ospedale, ma l’unico danno che si era procurato era un grosso bernoccolo in fronte. Del suo ego ferito, mi occupai quella sera, quando riuscimmo a restarcene da soli.

Mia figlia se ne andò ridendo. Voltandomi, quella sera, sentii le labbra cadermi verso il basso. Ripensavo ai miei figli. Giada, la seconda, si stava per sposare. Lei non se ne rendeva conto, ma il suo futuro marito assomigliava tanto al padre. Era meno strano, meno particolare, ma avevo lo stesso modo di scherzare, lo stesso sorriso da ragazzino. La stessa vitalità. Non potei fare a meno di farmi scappare un singhiozzo. Cercai di fermare gli altri, una mano davanti alla bocca a soffocare il respiro. Ma sentivo quel peso che da ormai parecchio tempo mi trascinavo dietro. Tutta questa storia del matrimonio mi pesava. Non faceva che ricordarmi il mio, di matrimonio, di quei vent’anni che non sarebbero mai diventati venticinque. Di quel marito che non sarebbe mai diventato nonno. E mi dispiaceva, sapevo che non avrei dovuto sentirmi così. Il matrimonio è uno di quegli eventi che ti rimangono dentro, come il primo giorno delle elementari. Solo che uno te lo ricorderai per tutta la vita, l’altro sarà il ricordo di tutta la tua vita. Il matrimonio è una svolta. E’ il momento in cui sbatti in faccia al mondo che ‘sì, amo quest’uomo, ve lo confermo e ci metto la firma!’. Non ti puoi dimenticare il tuo matrimonio, se all’altare hai portato la persona giusta. Io non l’ho dimenticato. E non credo che potrei farlo, considerata la quantità di casini che sono successi.
Il mio matrimonio fu pregno della follia di Mario. Feci l’errore di dargli carta bianca. Ci impiegai un mese, sì, un mese che Mario passò a chiedermi, pregarmi, scongiurarmi e qualsiasi altro sinonimo di ‘pregare’.
-Tesoro, posso organizzare il nostro matrimonio?-
-Tesoro, perché dovresti organizzare il nostro matrimonio?-
-Perché mi ami- quando cominciava a rispondermi così, solitamente finivamo a letto. E non a dormire.
-E tu non mi ami?- gli chiedevo io, dandogli un buffetto.
-Certo- rispondeva, sorridendo e abbracciandomi languidamente.
-Allora il matrimonio lo organizziamo insieme- concludevo io.
Dopo un mese di discussione/letto mi decisi a dargli l’okay. D’altronde non era tipo da insistere così tanto, lui. Doveva essere davvero importante.
E infatti fu importante. Più che altro fu un importante figura di merda.
Possiamo riassumere il mio matrimonio così:
-Le luci si spengono improvvisamente durante la funzione;
-Io scopro che il mio vestito si illumina al buio;
-Mario, radioso come una lampadina, mi trascina sul palco ignorando completamente il prete boccheggiante;
-Gli invitati se ne vanno indignati, non prima di aver consumato mezzo buffet;
-Io, Mario e i nostri quattro amici ci diamo alla pazza gioia sul palco;
-Andiamo a mangiare e finiamo con l’ubriacarci;
-Corriamo al lago e siamo ad un passo dal fare un orgia;
-Mario si ricorda di essere mio marito, anche se da poco, e mi trascina via seminuda fino a casa nostra.

Nel momento stesso in cui il mio vestito si era illuminato, al calar delle luci, sapevo che c’era lo zampino dell’uomo che avevo sposato. Non gliene feci mai una colpa, anzi. Nonostante con lui non l’avessi mai ammesso, ero convinta che non avrei potuto desiderare matrimonio migliore. Era così atipico, così spontaneo, festoso, così… nostro. Il matrimonio è un momento tuo, tuo e del tuo partner. Perché dovresti condividerlo con altri? Perché dovrei rispettare regole e tradizioni costruite in tempi così antichi da non essere rintracciabili, se non voglio? Era questo che significava per me. Eravamo uniti, eravamo marito e moglie, e lo eravamo diventati a modo nostro.