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lunedì 30 novembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #146

Lei è morta per te, ma tu hai qualcuno per cui vivere. 

(A Spasso con i Dinosauri)

domenica 29 novembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #145

Se impari dagli errori che fai, in questa vita o in un'altra, essi si trasformeranno in opportunità. 

(Tempted, P.C. & Kristin Cast)

sabato 28 novembre 2015

♣ Scoperto per Caso ♣ #2


Ecco di cosa parliamo, oggi.

"I Segreti di Parigi" di Corrado Augias è un libro che, probabilmente, non avrei mai scelto di leggere autonomamente. Benché io tenti sempre di non dedicarmi soltanto a ciò che mi piace, di mantenermi il più libera da pregiudizi, sono un essere umano anch'io. E ciò implica il mio essere, talvolta o molto spesso, l'essere fallimentare. E' proprio per questo che, ora, mi ritrovo a dover ringraziare la mia professoressa di italiano.

La mia molto simpatica e assolutamente adorabile insegnante, infatti, ha un bel giorno avuto la brillante idea di portare in classe la sua copia di 'I Segreti di Parigi', portandolo appunto come prima lettura che avremmo affrontato quest'anno. La classe, già avvisata con largo anticipo, non ha protestato più di tanto. Io -ovviamente- sono corsa a mettere le zampe su questo libro, avendo anche così un'ottima scusa per non ascoltare le spiegazioni della prof.

Sì, ho detto cinque righe fa che mi piace. E molto. Ma ciò non implica che io la stia sempre ad ascoltare.


Prima cosa che mi colpì positivamente del libro fu lo stile; estremamente discorsivo, nonostante la naturale culturale dell'opera. E, per me, questo bastava per classificarlo come 'interessante'. Nonostante la professoressa ci avesse chiesto di leggere soltanto due capitoli, decisi di leggere l'intero libro. Così, giusto per approfittarne e buttarmi su qualcosa che non avevo mai affrontato. Il libro infatti, ci accompagna per gli angoli e le vie di Parigi, raccontandoci storie intriganti tutte collegate dallo stesso periodo storico. Le storie girano tutte infatti intorno ai secoli '700 e '800, parlando anche di eventi storici importanti come la Rivoluzione Francese, la morte di Maria Antonietta, lo scontro di Waterloo. Al centro del libro, poi, una raccolta di foto strettamente legate ai vari capitoli, decisamente affascinanti. Ma la cosa più bella di tutto il libro? Gli incalcolabili e varissimi riferimenti ad opere letterarie e cinematografiche che Augias ha sparso per tutto il libro, che ci vengono proposti in maniera varia e sempre molto equilibrata, mai invasiva.

Una volta letto il libro, ho tirato le somme: e mi sono resa conto che, nonostante tutto, sono rimasta molto soddisfatta della lettura. Soprattutto il fatto di aver separato le varie parti di parigi -e quindi le varie storie- per ogni capitolo, è molto utile e aiuta a recuperarseli, nel caso si voglia andare a recuperare qualcosa in particolare.
Spero di avervi proposto qualcosa d'interessante, anche stavolta.

Buon Proseguimento.

La Vita di Ermenegilda ~ Parte 6 | RaccontaciUnaStoria... #6

Raggiunsi Giada al cancello d’ingresso. Il matrimonio imminente, l’affaticava e la illuminava. Energia gioiosa tutta paterna, la sua: mi corse incontro e mi abbracciò così forte da farmi male. Sentii il suo cuore battere furiosamente contro il mio seno: mi preoccupai. Cos’era andato storto? Aspettai che fosse lei a sciogliersi dall’abbraccio. Poi la guardai intensamente, l’ansia che faceva battere il mio, di cuore.
-Mamma, sono incinta!-
-Anche tu?!- Non sembravo felice. Ma lo ero.
-Perché, sei incinta anche tu?-
Scoppiai a ridere, lasciandola ancora più interdetta.
-E’ tornato Sam. E ha portato Emanuela… che è incinta.-
Con un sorrisone, corse dentro casa, urlando per salutare la donna che conosceva da così tanto, ma che non aveva mai visto. Grazie, internet.
Attesi il povero Andrea, la cui stanchezza era più che visibile. Gli andai incontro, quasi a volerlo sorreggere, e lui si appoggiò davvero a me.
-Come hai fatto a crescerla per tutti quegli anni?- mi chiese.
-Mario aveva più energie di lei, anche se non era più un ragazzo-
-Fortunata- borbottò, sbuffando.
Scoppiai a ridere ed entrammo.

La casa era disordinata, caotica come non la vedevo da anni. Scarpe, calzini, oggetti volanti di dubbia natura. I bambini erano stranamente tranquilli: frastornati dall’improvvisa energia degli adulti se ne stavano in un angolino a masticare biscotti. Emanuela, il pancione fasciato da un vestito verde smeraldo comparso dal nulla, parlava, instancabile. Accoglieva parenti, rassicurava lo sposo (relegato in un angolino della casa, come i bambini, solo un po’ più solo), andava ad aiutare la sposa, chiamava a destra e a manca per assicurarsi che fosse tutto pronto. Da parte mia, me ne stavo in cucina a far finta di avere qualcosa da fare. Smuovevo piatti vuoti, asciugavo bicchieri asciutti, fissavo il forno come se stessi controllando qualcosa. Gli invitati arrivavano a frotte: la maggior parte si riuniva in sala, qualcuno passava in cucina per servirsi, qualcuno addirittura mi salutava.
Passò il tempo. Lo sposo venne cacciato via: era ora di andare in chiesa. Damigelle dai lunghi abiti, e accompagnatori torturati da cravatte troppo strette si avviarono. I bambini, Emanuela e Samuel mi salutarono e partirono a loro volta. Io andai dalla sposa. Giada splendeva, sorridente, avvolta in strati di stoffa bianca. Sorrideva tanto da obbligare anche me a sorridere. La strinsi, attenta a non rovinarle il trucco –accuratissimo e forse un po’ troppo pesante-. Aprii la bocca per dirglielo. Ci ripensai.
-Sei pronta?-
-Mi accompagni all’altare?-
Sobbalzai. –Cosa?-
-Mi… mi accompagni all’altare? Per favore-
Non riuscii a rifletterci lucidamente. Non ero neanche sicura di poterlo fare.
-D’accordo-
Le porsi il braccio, come per fare una prova, e lei l’accettò con un risolino: ci avviammo alla macchina. La strada era breve, e procedette silenziosa, liscia: la chiesa mi apparve davanti solo quando Giada mi disse di fermarmi. Scesi, aprii la porta a mia figlia: raggiungemmo l’ingresso. Io le porsi il braccio nello stesso identico modo in cui l’avevo fatto pochi minuti prima. Lei lo prese. La chiesa era buia, nient’affatto illuminata: l’ingresso era l’unica fonte luminosa. Pensai di dire qualcosa, ma nessuno fiatava e non volevo fare qualcosa di sbagliato. Non avevo un gran esperienza in fatto di matrimoni. Così, camminai: e vidi mia figlia illuminarsi di più ad ogni passo. Letteralmente. La lasciai accanto ad Andre con gli occhi umidi. Lui mi guardava; sorrideva. Avevo l’impressione che tutti stessero facendo lo stesso. Giada, di sicuro. Mi si avvicinò e sussurrò: - Perché dovrei rispettare tradizioni tanto antiche, se non voglio?-
Mi commossi. E giurai di aver sentito la voce di Mario, alle mie spalle, sussurrami: -Non è giusto. Io trovo ogni giorno un motivo diverso, e tu mi ami ogni giorno per lo stesso motivo-


Le fenici non sono le uniche a rinascere: anche le persone, ogni tanto, ne hanno bisogno. Fu quello che successe a me, il giorno del matrimonio di Giada. Forse fu grazie a quella voce. Un ricordo? Una fantasia? Un segnale di pazzia? Forse. O forse lo sentii davvero. Non sono una persona religiosa: non riesco a credere negli angeli. Ma non sono neanche troppo scettica: San Tommaso aveva ragione solo in parte, quando diceva ‘se non vedo, non credo’. Non so cosa successe quel giorno: ma mi permise di recuperare un pezzetto di me. O di perderlo. Fatto sta che smisi di sentire quella mancanza fisica, e cominciai a svegliarmi bella pimpante. Divenni più appiccicosa, coi miei figli, ma la cosa non sembrò disturbarli più di tanto. Immagino faccia comodo avere una nonna disposta a tenersi i nipoti per una settimana. Fatto sta che ora sono qui, sul mio bel letto morbido. Io ho ottant’anni, lui cinquanta. Sento che è stanco, che vuole andare a dormire. Ripenso per un momento a quando è nato: è stato il primo mobile di casa. L’unico che ci servisse, a detta di Mario, il giorno delle nozze. E’ un flash, sbiadito, troppo breve. Il letto ha molto sonno: dice che potrebbe dormire per l’eternità. Così sorrido un’ultima volta e chiudo gli occhi.

◘ Citazione del Giorno ◘ #144

L'adoro quando si fa pettinare dal cuscino.

 (Tempted, P.C. & Kristin Cast)

venerdì 27 novembre 2015

La Vita di Ermenegilda ~ Parte 5 | RaccontaciUnaStoria... #5

Sobbalzai. Un ragazzino dagli occhi azzurri mi scrollava. Io sbattei le palpebre, confusa.
-Mmmh. Sei mio nipote?- chiesi con voce rauca, gli occhi cisposi.
-Sì, nonna. Sono Gianluigi.- il ragazzino mi sorrideva, con un sopracciglio alzato. Era normale, riuscire a fare quelle facce a cinque anni?
-Ciao Gigi. Scommetto che hai fame-
-Altrimenti non ti avrei chiamato- ribatté con aria sdegnosa.
-Piccolo nipote schiavista-
Ci fissammo per un momento, le guance gonfie. Poi scoppiammo a ridere: ogni volta che mi veniva a trovare era la stessa storia. Perdevo trent’anni di vecchiaia e tornavo ragazzina. A quella che ero prima dell’incidente, prima del matrimonio, prima di Mario. Il mio piccolo Gigi era l’Elisir di lunga vita.
-All’arrembaggio!- Emanuela si tuffò sul mio lettone: Claire le si tuffò accanto.
-Oh no! Sono circondata!- mi nascosi sotto le coperte, ridendo. Nuora e nipoti mi tirarono fuori a suon di solletico; abitudine consolidata anche questa.
-Prima o poi vi sconfiggerò!- borbottai, come al solito, avviandomi pigramente in cucina per preparare la colazione. Ridendo, il gruppo mi seguì: Emanuela, dopo avermi salutato con più grazia, mi aiutò ad apparecchiare. Osservai mia nuora, fiera del pancione che cominciava a crescere. Conviveva con Samuel da pochi anni e il terzo figlio era già in cantiere.
-Manu, dimmi, hai intenzione di allevare una squadra di calcio?- la stuzzicai.
-Se Samuel li allenasse, potrei anche pensarci-
-Peccato che mio figlio riesca a prendere una palla solo in faccia-
Riscoppiammo a ridere, abbassando il volume di colpo quando mio figliò entrò in cucina.
-Non vi stancate mai di prendermi in giro?- chiese lui, roteando gli occhi.
-E’ troppo facile, con te. Non resistiamo- gli risposi.
-Che madre! Poi ti chiedi perché avevo problemi di autostima!- borbottò lui.
-Oh, come sei noioso- commentò Emanuela, lanciandomi un’occhiata complice. Eravamo terribili, di mattina. Ma avevamo dei buoni motivi.
-Se tu ti alzassi ad un orario decente e ci dessi una mano, non ti tratteremmo così- lo rimbrottai.
Mugugnò qualcosa. Ridacchiando, lo raggiunsi e gli baciai la fronte. Gli aggiustai i capelli neri, mentre lui mi trafiggeva con i suoi diamanti azzurri.
-Piantala, mamma- borbottò.
-Non posso smettere di essere tua madre!- risposi sorridendo, ma indietreggiai di un passo. Smilzo, alto, capelli neri, occhi azzurri grandi come l’universo intero. L’unica cosa che aveva presto da Mario era l’altezza: tutto il resto era un mistero.
-Sai tesoro, credo che tu sia stato adottato.-
-‘Credi’? Cos’è, mi ha portato una cicogna?-
-Oh no, no. Ti ho sopportato per nove mesi e ti ho partorito, carino. Ma non riesco a spiegarmi a chi assomigli-
-Forse il padre non è Mario- scherzò Emanuela.
Ci bloccammo, io e Samuel. Il ragazzo, dopo aver lanciato un’occhiata d’avvertimento alla compagna, si concentrò su di me.
-N-non glie lo hai detto?- chiesi. La mia voce suonò più fievole di quanto avrei voluto. Samuel scosse la testa, tremante. Il mio istinto materno ebbe il sopravvento. Dovevo controllarmi. Anche se avrei volentieri lasciato quella casa per uscire e camminare, camminare soltanto per camminare. –Sam, vai a giocare con i bambini- gli dissi, facendogli un cenno col capo. Lui ubbidì. Sentii le spalle rigide, ricurve. Cercai di rilassarle. Mi sedetti al tavolo e invitai Emanuela a fare altrettanto. Lei mi guardava confusa.
-Emanuela, Mario è morto- un sospiro, nulla più.
-Da… da quanto?- anche la sua voce suonava soffocata: aveva le mani davanti alla bocca e il volto contratto. Provava dolore, più per me che per sé stessa. Non conosceva Mario. Ma sapeva quanto fosse stato importante per me, per noi. –Sei anni, più o meno-
-Non lo sapevo… davvero, mi dispiace, non immaginavo che…-
Le sorrisi e lei strizzò gli occhi, inghiottendo le altre scuse.
-Non potevi. Samuel ha scelto di non dirtelo. Anche se non so perché-
-Neanch’io…-
Ci fissammo per un momento. Io allungai la mano sul tavolo: lei me l’afferrò e la strinse. Forte, più del dovuto. Strinsi anch’io. Quello era il nostro gesto. Serviva a farci andare avanti. Quando un’emozione troppo forte assaliva l’una o l’altra, ci stringevamo la mano per evitare di sbottare. Là, in America, a Emanuela era servito spesso per evitare di rispondere male a qualcuno. Io, masticando a malapena l’inglese, non ne avevo avuto bisogno. A me era servito quando Samuel mi aveva portato nel suo ufficio, sempre in America. C’era il suo capo, i suoi colleghi. Non potevo mettermi a saltellare dalla gioia. Non potevo abbracciare mio figlio e dedicargli tutte quelle smancerie da madre orgogliosa che mi frizzavano dentro. Così avevo afferrato la mano di Emanuela e glie l’avevo strizzata. Uscita dall’ufficio avevo stritolato Samuel in un enorme abbraccio mammesco: non avevo resistito. A lui non era dispiaciuto, fin quando non avevamo intravisto il suo capo che ci fissava stupito. Io gli avevo rivolto un largo sorriso. Il capo aveva contraccambiato. L’avevo capito: era padre anche lui. Ma Samuel non doveva averlo notato: mi aveva trascinato in macchina e mi aveva proibito severamente di tornare a trovarlo. Così erano passati sei mesi e ora loro erano venuti a trovare me, finalmente. Dopo aver passato quattro anni nella grande America doveva essere stato strano tornare nella nostra stretta e corta cittadina, senza enormi negozi pronti a soddisfare ogni capriccio e grandi folle di persone in movimento tra cui confondersi. Era un buon momento per tornare, però: un matrimonio. Emanuela si scusò e andò in bagno a ricomporsi. Io raggiunsi Samuel, Claire e Gigi in salone. I bambini ruzzolavano a terra, facendo a gara.
-TANTOVINCOIO!- strillava Claire. Le urla di risposta di Gigi erano troppo fievoli per essere comprese: eppure Sam riuscì ad accorgersi di me. Si voltò, quasi l’avessi chiamato io stessa, e mi guardò. Con gli occhi spalancati, colpevoli: un bambino colto in fallo.
-Mamma…-
-Sì?- che brutto non riuscire a tirar fuori altro che quella vocina esile.
-Mi dispiace-
-Di cosa?-
Boccheggiò. Sembrava non saperlo neanche lui. Scosse la testa.
-Mi dispiace- ripeté. I bambini avevano smesso di giocare e ci fissavano. Io li raggiunsi e presi in braccio Claire. Le diedi un buffetto sulla boccuccia silenziosa.
-Hai vinto?-
-Certo!- esclamò, gli occhi che brillavano, mentre il fratello protestava a gran voce. Mi avviai verso la cucina: e mentre i bambini tornavano a bisticciare, mi voltai e feci cenno a Samuel di venire con noi. 

◘ Citazione del Giorno ◘ #143

Perché ti meriti qualcuno che riesca a vedere oltre la tua bellezza, oltre i tuoi soldi e la posizione sociale. Ti meriti qualcuno che ti apprezzi per quello che sei. 

(Tempted, P.C. & Kristin Cast)

giovedì 26 novembre 2015

La Vita di Ermenegilda ~ Parte 4 | RaccontaciUnaStoria... #4

Ognuno soffre in modo diverso. Non esiste una persona completamente uguale ad un’altra, ma esistono persone simili. Persone che si riconoscono al primo incontro, quasi fosse ‘destino’. A volte succede che queste persone abbiano bisogno di andarsene. Altre, se ne vanno e basta.
La mia reazione a quest’assenza fu lenta a farsi sentire. All’inizio era come se non fosse cambiato nulla. Mi sembrava quasi d’alzarmi al tocco delle sue dita, ancora. Alcune mattine, avevo bisogno di allungare la mano e sentire il materasso freddo per convincermi che fosse morto. Col tempo, cominciai a fare fatica ad alzarmi la mattina. Era come se, nonostante la sveglia e il sole, e il calore e tutto il resto, non fosse ancora il momento di alzarsi.
Dov’era quella voce che mi strappava dal sonno?
Dov’erano quelle dita forti, delicate che mi solleticavano scherzosamente?
Sentivo una mancanza fisica di quei momenti. Sentivo le ombre, ricordi tattili del mio corpo di quei momenti e sembrava semplicemente impossibile che fossero destinate a sbiadire. Ma mi abituai. Mi abituai ad alzarmi, mi abituai a vivere da sola, senza statuette maldestramente intagliate, senza sguardi ostili e pappette di latte e oro saiwa, scoppi di rabbia, film sparati a volume indecente nella camera da letto, musica canticchiata a fior di labbra nell’attesa di mangiare insieme, o di un’amichevole discussione sull’ultimo film di PincoPanco o su quanto facesse schifo in quel film PancoPinco.
Un’unica cosa non superai mai: la notte. Al calar del sole, dopo che la cena era stata digerita e il corpo indolenzito chiedeva solo le carezzevoli cure del letto, mi sdraiavo. Spenta la luce, rimessa la sveglia, chiudevo gli occhi. E mentre il sonno mi anestetizzava cercavo quel calore familiare accanto a me. Tutte le sere finivo col convincermi che ero pazza, che mi fossi inventata tutto. Non era esistito nessun Mario, non c’era stato nessun matrimonio, nessun incidente. Cosa poteva provare il contrario, tra le ombre della notte? Potevo essermi sognata tutto: lui, il suo aspetto, le sue fisse, la sua risata. E tutto il resto, i miei ricordi, il mio vuoto, erano frutto delle mie fantasie. Non mi sarei sorpresa affatto, se la mattina dopo avessi scoperto che era così. Ma le lacrime erano vere. Il dolore era innegabile e se davvero il mio corpo stava così male, se sentivo sulla pelle quella mancanza, come era possibile fosse solo una fantasia?
Ogni notte, crollavo, esausta. E ogni mattina, esausta, mi alzavo.
E’ così ancora oggi. Mi ritrovo spesso a chiedermi come poter provare a me stessa che, sì, mio marito è esistito davvero. E di giorno è facile: un colpo di telefono a mio figlio Samuel, o a Giada, o anche ad Andre, che è quasi un figlio per me. Ma di notte, quando l’unica cosa reale sono i miei pensieri, come posso credere che quell’uomo sia scomparso da un momento all’altro? Di notte, quando io non ho altro che quegli stessi pensieri a farmi compagnia, come posso credere che sia davvero esistito, se ora non è qui accanto a me?
Lui era quello che spariva un bel giorno e arrivava il giorno dopo coperto di fango stringendo tra le braccia un cesto miracolosamente pulito pieno di orchidee. Era quello che, nonostante tutto, finiva col baciarmi, anche se gli avevo appena detto che odiavo lui e i suoi film, che non l’avrei sopportato ancora per molto se non l’avesse piantata di comportarsi come un ragazzino. Era la persona che capiva quando avevo bisogno di stare da sola, e che era disposta a passare un’intera serata in una posizione scomodissima pur di permettermi di stargli appiccicata come un koala, se ne avevo bisogno.
E ora, semplicemente, non c’è.

◘ Citazione del Giorno ◘ #142

-Ma riuscirò a permettere a qualcun altro di amarmi?- Avrebbe voluto gridargli in faccia, ma non poteva. 

(Tempted, P.C. & Kristin Cast)

mercoledì 25 novembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #141

Si sa che per i maschi i grugniti sono uno dei principali sistemi di comunicazione. 

(Tempted, P.C. & Kristin Cast)

martedì 24 novembre 2015

La Vita di Ermenegilda ~ Parte 3 | RaccontaciUnaStoria... #3

-Al primo appuntamento? Scherzi, mamma?- la capivo, la mia piccola Giada.
-Tuo padre era un folle, tesoro mio. Da giovane, ancor più che da vecchio-
-Santo cielo, non sposerei mai un uomo così!-
-Temo proprio che tu lo stia per fare, tesoro mio-
-Andrea non è così- borbottò.
-La prima cosa che gli ho sentito dire è stata ‘Io mi scopo sua figlia!’. Dopo ha avuto la decenza di arrossire, te lo concedo. Ma non è stato esattamente molto diplomatico nel presentarsi-
-…Continua a raccontare- Giada annuì, rossa in viso.


Io mi voltai verso di lui e gli mollai un ceffone.
-Tu non sei il niente di nessuno. Ancora non siamo andati a letto insieme, quindi non se ne fa niente!- gli risposi, un momento prima che i miei si strozzassero. Mia madre per la sorpresa e l’indignazione, mio padre per tentare di non ridere.
-Gilda, ma cosa vai dicendo!-  sbottò mia madre.
-Mamma, ho trent’anni. Spero tu non creda che io sia ancora vergine-
Mia madre svenne e mio padre, ignorandola, fissò gli occhi chiari sul mio futuro marito.
-Tu dici di amare mia figlia. Perché?-
-Perché sua figlia non fa rumore quando mangia. E io posso vedere i miei film in pace-
Mio padre scoppiò a ridere di cuore, recuperò mio madre da terra e la trascinò in salotto. Dio solo sa perché, ma lo trovava divertente.
-Andate pure di sopra, ragazzi!-
Ci avviammo verso la mia stanza, ma mentre salivano le scale Mario inciampò, cadde e svenne. Lo portammo all’ospedale, ma l’unico danno che si era procurato era un grosso bernoccolo in fronte. Del suo ego ferito, mi occupai quella sera, quando riuscimmo a restarcene da soli.

Mia figlia se ne andò ridendo. Voltandomi, quella sera, sentii le labbra cadermi verso il basso. Ripensavo ai miei figli. Giada, la seconda, si stava per sposare. Lei non se ne rendeva conto, ma il suo futuro marito assomigliava tanto al padre. Era meno strano, meno particolare, ma avevo lo stesso modo di scherzare, lo stesso sorriso da ragazzino. La stessa vitalità. Non potei fare a meno di farmi scappare un singhiozzo. Cercai di fermare gli altri, una mano davanti alla bocca a soffocare il respiro. Ma sentivo quel peso che da ormai parecchio tempo mi trascinavo dietro. Tutta questa storia del matrimonio mi pesava. Non faceva che ricordarmi il mio, di matrimonio, di quei vent’anni che non sarebbero mai diventati venticinque. Di quel marito che non sarebbe mai diventato nonno. E mi dispiaceva, sapevo che non avrei dovuto sentirmi così. Il matrimonio è uno di quegli eventi che ti rimangono dentro, come il primo giorno delle elementari. Solo che uno te lo ricorderai per tutta la vita, l’altro sarà il ricordo di tutta la tua vita. Il matrimonio è una svolta. E’ il momento in cui sbatti in faccia al mondo che ‘sì, amo quest’uomo, ve lo confermo e ci metto la firma!’. Non ti puoi dimenticare il tuo matrimonio, se all’altare hai portato la persona giusta. Io non l’ho dimenticato. E non credo che potrei farlo, considerata la quantità di casini che sono successi.
Il mio matrimonio fu pregno della follia di Mario. Feci l’errore di dargli carta bianca. Ci impiegai un mese, sì, un mese che Mario passò a chiedermi, pregarmi, scongiurarmi e qualsiasi altro sinonimo di ‘pregare’.
-Tesoro, posso organizzare il nostro matrimonio?-
-Tesoro, perché dovresti organizzare il nostro matrimonio?-
-Perché mi ami- quando cominciava a rispondermi così, solitamente finivamo a letto. E non a dormire.
-E tu non mi ami?- gli chiedevo io, dandogli un buffetto.
-Certo- rispondeva, sorridendo e abbracciandomi languidamente.
-Allora il matrimonio lo organizziamo insieme- concludevo io.
Dopo un mese di discussione/letto mi decisi a dargli l’okay. D’altronde non era tipo da insistere così tanto, lui. Doveva essere davvero importante.
E infatti fu importante. Più che altro fu un importante figura di merda.
Possiamo riassumere il mio matrimonio così:
-Le luci si spengono improvvisamente durante la funzione;
-Io scopro che il mio vestito si illumina al buio;
-Mario, radioso come una lampadina, mi trascina sul palco ignorando completamente il prete boccheggiante;
-Gli invitati se ne vanno indignati, non prima di aver consumato mezzo buffet;
-Io, Mario e i nostri quattro amici ci diamo alla pazza gioia sul palco;
-Andiamo a mangiare e finiamo con l’ubriacarci;
-Corriamo al lago e siamo ad un passo dal fare un orgia;
-Mario si ricorda di essere mio marito, anche se da poco, e mi trascina via seminuda fino a casa nostra.

Nel momento stesso in cui il mio vestito si era illuminato, al calar delle luci, sapevo che c’era lo zampino dell’uomo che avevo sposato. Non gliene feci mai una colpa, anzi. Nonostante con lui non l’avessi mai ammesso, ero convinta che non avrei potuto desiderare matrimonio migliore. Era così atipico, così spontaneo, festoso, così… nostro. Il matrimonio è un momento tuo, tuo e del tuo partner. Perché dovresti condividerlo con altri? Perché dovrei rispettare regole e tradizioni costruite in tempi così antichi da non essere rintracciabili, se non voglio? Era questo che significava per me. Eravamo uniti, eravamo marito e moglie, e lo eravamo diventati a modo nostro.

◘ Citazione del Giorno ◘ #140

Terrò sempre al sicuro il tuo cuore, anche a costo di fermare il mio. 

(Tempted, P.C. & Kristin Cast)

lunedì 23 novembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #139

Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato. 

(Tempted, P.C. & Kristin Cast)

domenica 22 novembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #138

Per l'eternità, Christine. Ti aspetterò per l'eternità. 

(Il Libro Segreto delle Sirene, P.C. Cast)

La Vita di Ermenegilda ~ Parte 2 | RaccontaciUnaStoria... #2

Mario aveva tanti difetti, ed amavo soprattutto quelli. Sono proprio i difetti a renderci unici. Quante persone divertenti, simpatiche, educate o gentili conoscete? E quanti ragazzi conoscete che odiano i biscotti rotondi? Mario era talmente fissato con ‘sta cosa che mi obbligava a non comprare i pan di stelle, nonostante piacessero a entrambi. E io, per dispetto, gli compravo gli oro saiwa. Era anche tignoso, maledettamente tignoso. Nonostante gli facessero schifo, faceva colazione con gli oro saiwa e ci faceva pure la pappetta, fissandomi tutto il tempo come a dire ‘Lo vedi? Sono rettangolari, quindi li mangio!’. E se ne andava nervoso e imbronciato, mentre il suo stomaco cominciava a protestare per lo schifo che aveva ingerito. Io lo salutavo gridandogli dietro.
-Buona giornata, mio dolce bebè!-
Dopo vent’anni insieme, ancora mi chiedo cosa mi mugugnasse in risposta.
In effetti ne aveva parecchie, di fisse. Alcune anche molto fastidiose. Ma lo ammetto, le adoravo. Colpa forse dell’amore, magari son pazza io, ma quando mi borbottava “Prima o poi quelle formine rotonde te le butto via” io mi voltavo, ridevo sotto i baffi e annuivo. Odiava le mattonelle a macchie, le lenzuola, i pigiami di pile, le felpe da donna. Quella dei pigiami dei pile non glie l’ho mai perdonata. Un giorno prese tutti i miei adorati pigiamoni e li buttò nel fuoco, rischiando anche di bruciare casa. Era uno di quei momenti in cui io fuggivo e lui si sfogava sulla casa. Tra quei pigiami però c’era l’ultimo regalo di mia nonna, morta quand’ero piccolina. Quando lo scoprii me ne andai per una settimana. Quello fu l’unico litigio serio, tra noi. Quando scoprii dove mi ero nascosta –casa della mia migliore amica. Ci mise una settimana, il genio!- entrò come una furia, mi corse in contro, mi abbracciò, poi mi tirò su di peso e mi riportò a casa.
Quella notte non chiudemmo occhio.
Credo che quella fu una delle serate più focose della mia vita. Sono i momenti che preferisco ricordare, quando ripenso a lui. Alcuni non lo capiscono o non l’hanno mai capito, ma una donna si sente perfettamente amata quando vede che l’uomo la desidera. Per far sentire bene una donna, a volte, basta uno sguardo. E lo sguardo che mi rivolse quella sera, nella penombra della nostra stanza, mi si è inciso a fuoco nella mente. Finisco sempre col paragonarlo con gli occhi chiusi che aveva quando l’ho trovato morto, su un qualsiasi letto d’ospedale. So che era magro, pallido, con i capelli spenti e la pelle floscia. Ma riesco a ricordare solo le sue palpebre chiuse.
Morire a cinquant’anni a causa di un incidente del genere è una maledizione. Un ragazzino ubriaco si butta in strada con il macchinone del papino ricco e tu, povero mortale obbligato a lavorare tutti i giorni per campare, ti becchi il cofano del macchinone nello sterno, finisci in coma per un po’ poi crepi come uno stronzo. La tua unica colpa? Essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Per la cronaca: il ragazzino non è stato condannato perché ‘incapace di intendere e di volere’. Esattamente come me quando, appena sentita la sentenza, mi sono alzata e sono andata a prendere a ceffoni prima il figlio, poi la madre. Purtroppo, sono stata portata via prima di arrivare dal padre. E io sono finita in galera per un po’, nonostante tutto. La vita è così, purtroppo. Ma quando sono uscita, ho raggiunto casa del ragazzino e l’ho aspettato all’ingresso. Appena uscito, l’ho afferrato per un orecchio e l’ho trascinato in un angolo. Gli ho fatto fare tardi a scuola, ma sono riuscita a mettergli in testa un paio di cosette.
Sono passati sei anni e sono contenta di dire che ora ha una laurea e fa il medico chirurgo. Io passo la mia vita a pascolare per casa, quando non lavoro. Rido e ripenso alla mia vita. Una volta mia figlia è entrata e mi ha trovata piegata in due dalle risate. La prima cosa che deve aver pensato sarà stata “E’ arrivata di cottura”. E invece no, per fortuna. Accomodateci in sala, sulle belle poltroncine fiorite cucite a mano dal mio defunto marito, gli raccontai del nostro primo appuntamento.

Avremmo dovuto incontrarci in piazza, ma io avevo la febbre e il ciclo. Non mi sembrava il caso di andare, così gli avevo chiesto di rimandare. Lui aveva chiuso la chiamata e aveva suonato a casa mia. La mia migliore amica lo aveva accompagnato direttamente davanti all’ingresso.
-Salve- aveva salutato arcigna mia madre, aperto il portone.
-Sono qui per vedere sua figlia. So che sta poco bene-
-Non ti conosco ragazzo. Sparisci- disse, per poi sbattergli il portone in faccia. Credo che quel ‘ragazzo’ gli fosse bruciato parecchio. Si sedette di fronte casa mia e aspettò. Circa dieci minuti, il tempo necessario perché mia madre mi tirasse giù dal letto per dirmi di cacciare ‘il ragazzino davanti alla porta’. Scendendo, mi dissi che non era possibile. Aprii il portone.
-Tu sei scemo- lo salutai, tirando su col naso.
-Al massimo sono un cretino, milady- disse, inchinandosi e baciandomi elegantemente la mano. Io scoppiai a ridergli in faccia e lo trascinai dentro casa.
-Papà, mamma, lui è…-
-Sono l’uomo di vostra figlia, e la amo con tutto il cuore- se ne uscì lui.

sabato 21 novembre 2015

La Vita di Ermenegilda ~ Parte 1 | RaccontaciUnaStoria... #1

La Vita di Ermenegilda

-o anche -
Pop-corn, oro saiwa e Torte all’Amarena (inesistenti)


Mi sedetti e sgranocchiai i miei pop-corn, stravaccata sulla poltroncina. Cinema, finalmente. Io, la mia amica e il suo ragazzo. Li cercai con lo sguardo e li trovai seduti nei posti più in basso. Sospirai e mi voltai. Riconobbi il trentenne alla mia sinistra, boccheggiai e lo indicai a nessuno in particolare.
Il tipo se ne accorse e mi guardò come avrebbe fatto con un chihuahua pianista.
-…Salve?-
-Tu sei il tipo che fa video sul tubo!-
-Sì, sono io!- rispose sorridendo. Non avevo ancora smesso di additarlo.
-Ti seguo da tantissimo! Considera che il nome del tuo canale è il mio nome! Cioè al femminile, ma è il mio nome-
Il ragazzo mi guardò un momento, perplesso.
-Aspetta, stai dicendo che ti chiami Ermenegilda?-
-Sì!-
Mi scoppiò a ridere in faccia senza ritegno.
-Mi stai prendendo in giro, spero- fece poi. Io misi il broncio.
-Chiedilo all’anagrafe, simpaticone. E scoppia a ridere in faccia a mio padre, se proprio devi. Non l’ho scelto io il mio nome-
Lui si scusò e io tornai a sorridere.
-Comunque, io mi chiamo Mario- si presentò e mi porse la mano.
-It’s a-me, Mario!- squittii, prima di coprirmi la mano con la bocca per nascondere le risate. –Scusa, mi è venuto spontaneo-
-Figurati- fece lui, sorridendo.
Si spensero le luci e smettemmo di parlare.
Cominciò il film. Capii dal titolo che non faceva per me. ‘Zero sopravvissuti’. Horror e brutto, un mix micidiale. Dopo dieci minuti mi aggrappai ai braccioli della poltroncina, terrorizzata.
-Che cazzo sto guardando- mormorai, tremando.
-Sullo schermo non ne vedo, quindi non saprei- mi disse Mario, e io scoppiai a ridere nervosamente. –Ma sarebbe carino se togliessi le unghie dal mio braccio-
Sfilai le unghie e mi sentii in colpa a vagonate.
-Scusa, non amo gli horror-
-Già. Ma come mai sei venuta a vedere un horror, allora?-
-Dubbio legittimo. In realtà non sapevo neanche che film mandavano. Han pagato… loro. Quella piovra laggiù, la vedi? Sono i miei amici. Io li copro, loro mi accompagnano e pagano tutto. I genitori non approvano, così lei finge di uscire con me e limona con lui-
-E tu infilzi sempre la gente con le unghie?-
-Meno spesso di quanto credi- ironizzai, pescando un altro pop-corn.
-Come fai?- chiese lui.
-A fare cosa?-
-A mangiare quei cosi senza far rumore-
-Basta tenere la bocca chiusa-
-Fammi provare- disse e io gli allungai il pacchetto.

Fu così che cominciò. Lui non riuscì mai a mangiare pop-corn senza far rumore, nemmeno con la bocca chiusa. Si innamorò di me perché, qualsiasi cosa mangiassi, non facevo rumore e lui poteva godersi i suoi film in pace.
O almeno così disse a mio padre, quando glie lo presentai.
Con questa frase, per quanto idiota, conquistò tutta la mia famiglia. I motivi strani per cui mi amava, divennero il saluto di ogni nostra visita a casa mia.
Mario entrava in casa, salutava, e mio padre gli faceva:
-Perché ami mia figlia?-
-Perché è una coniglietta-
E cose così. Spesso il senso lo capivamo solo noi due, ma andava bene. Lui raccontava sempre che si era innamorato di me per quel ‘It’s a-me, Mario!’ e che lo avevo conquistato definitivamente con i miei biscotti. Io rispondevo che l’avevo amato sin da quando era scoppiato a ridermi in faccia. Quel suo modo di ridere attirava la mia attenzione. Ogni volta che rideva di cuore –cosa che non succedeva così spesso- io mi fermavo, qualsiasi cosa stessi facendo, e lo guardavo. Quando glie lo dicevo, lui fingeva di essere triste. Diceva che non era giusto. Lui trovava ogni giorno un motivo diverso, e io lo amavo ogni giorno per lo stesso motivo.
Quando penso al mio passato, credo di aver cominciato a vivere solo quando l’ho conosciuto. Se non mi concentro mi sembra stupido, ma quando ripenso alla mia famiglia e ai problemi che abbiamo affrontato, diventa sensato. E rido, rido di cuore, quando ripenso alle sue liste.
Le liste dei film da vedere, le liste di libri da comprarmi, le liste dei film da evitare, le liste della spesa, che di solito si perdeva sempre. La lista dei motivi per cui mi amava. Ogni mattina, si alzava un quarto d’ora prima del necessario, si voltava verso di me e rifletteva. Al suonare della sveglia, mi salutava con un bacio e mi diceva perché mi amava, quel giorno. Poi lo scriveva sul suo block notes e mi costringeva ad alzarmi a suon di solletico.
Lo amavo, ma non era perfetto. E non era sempre allegro, sempre divertente, sempre piacevole. Si arrabbiava spesso. Quando si arrabbiava rompeva le cose e io mi spaventavo. Scappavo da lui, anche se sapevo che non mi avrebbe mai toccato. Da quando sono piccola, la cosa di cui ho sempre avuto più paura, è stata la rabbia dell’uomo. Gli uomini non si arrabbiano come le donne. Loro si arrabbiano ‘sul serio’, non ridono più, non pensano più. Mi è sempre dispiaciuto vedere un mio amico, mio padre o il mio ragazzo arrabbiati. Sono convinta che il sorriso e la risata siano le cose più belle del mondo, e i ragazzi sono la personificazione dell’allegria. Anche quando invecchiano e diventano brontoloni, ogni tanto tornano ragazzini e tirano fuori quel sorriso furbetto che fa innamorare noi donne. Quel sorriso da smargiasso (N.A: sbruffone) che gli illumina gli occhi, a cui non possiamo far a meno di rispondere, noi donne.
Bé, è sempre un peccato quando quel sorriso si spegne. Non succede spesso, per fortuna.

◘ Citazione del Giorno ◘ #137

Non facciamoci ingannare dalla bellezza. 

(Il Libro Segreto delle Sirene, P.C. Cast)

venerdì 20 novembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #136

Come quasi tutti i Consigli, preferisce discutere su una decisione piuttosto che prenderla. 

(Ninja Assassin)

giovedì 19 novembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #135

Il primo respiro che farò dopo averti ucciso sarà il primo respiro della mia vita. 

(Ninja Assassin)

mercoledì 18 novembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #165

Devi crescere, essere più forte e più dura. 

(Requiem, Lauren Oliver)

◘ Citazione del Giorno ◘ #134

La debolezza impone l'uso della forza. Il tradimento genera sangue. 

(Ninja Assassin)

martedì 17 novembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #133

Se non conosci il passato, non puoi capire il presente. 

(Le Sabbie di Amon, Valerio Massimo Manfredi)

lunedì 16 novembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #132

Le storie sono un ponte fra passato e presente. 

(Le Pietre Magiche di Shannara, Terry Brooks)

domenica 15 novembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #131

Dobbiamo prima capire quel che eravamo per capire quello che siamo. 

(Le Pietre Magiche di Shannara, Terry Brooks)

sabato 14 novembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #130

A volte le persone che ci sono più vicine ci tradiscono e la nostra casa non è più un luogo dove essere felici. 

(Hunted, P.C. & Kristin Cast)

venerdì 13 novembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #129

Vedo quello che sei e credo in quello che puoi essere. 

(Hunted, P.C. & Kristin Cast)

giovedì 12 novembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #128

Era un mostro che non si curava affatto della vita, nemmeno della propria. 

(Le Pietre Magiche di Shannara, Terry Brooks)

mercoledì 11 novembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #127

Era così incline ad adattarsi ad altre forme di vita che passava quasi tutto il suo tempo ad essere qualcos'altro.

 (Le Pietre Magiche di Shannara, Terry Brooks)

martedì 10 novembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #126

Le leggenda non era leggenda. La leggenda era vita. 

(Le Pietre Magiche di Shannara, Terry Brooks)

lunedì 9 novembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #125

Non esiste un prezzo. Esiste solo ciò che si è disposti a pagare. 

(L'Inganno della Morte, Guglielmo Scilla)

domenica 8 novembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #124

E' l'idea della morte che ci rende mortali. 

(L'Inganno della Morte, Guglielmo Scilla)

sabato 7 novembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #123

Il dolore era così intenso che aveva smesso di far male. 

(L'Inganno della Morte, Guglielmo Scilla)

venerdì 6 novembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #122

La paura è il metro delle scelte importanti. Se non provi paura è perché la scelta non è importante o non stai scegliendo affatto. 

(L'Inganno della Morte, Guglielmo Scilla)

giovedì 5 novembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #121

La fortuna è una questione d'impegno. 

(L'Inganno della Morte, Guglielmo Scilla)

mercoledì 4 novembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #120

Nulla ci spinge a cambiare più della vergogna per ciò che siamo. 

(L'Inganno della Morte, Guglielmo Scilla)

martedì 3 novembre 2015

◘ Citazione del Giorno ◘ #119

 I ricordi sono come gabbie, ragazzi, gabbie nelle quali ci sentiamo liberi. 

(L'Inganno della Morte, Guglielmo Scilla)

lunedì 2 novembre 2015

Letture del Mese #5 ~ Ottobre 2015

1)Paura e Disgusto a Las Vegas di Hunter S. Thompson
Anno: 1971
Editore:Bompiani
Pagine: 270
Prezzo: 10.00 €

Leggere questo libro è stato piacevolmente frastornante. Ci ho messo un po' ad abituarmi allo stile, perché il modo in cui è stato scritto questo libro comunica perfettamente l'effetto di confusione, di libertà (?) che sembra quasi voler spiegarti in maniera pratica quello che succede nella testa del protagonista. Strano ma bello.

2-3)Somnia - Il Gioco del Serpente, vol 1-2 di Liza E. Anzen & Federica di Meo
Anno: 2015
Editore: Panini Comics
Pagine: 200 circa
Prezzo: 4.50 €

Sentivo un po' la mancanza delle frasi ad effetto della Anzen.  Gli argomenti e le riflessioni proposte nella prima serie di 'Somnia' avevano finito con l'affascinarmi, al punto di fissare con un misto di odio/nostalgia l'ultimo volume, che per di più -non essendo mio- avrei anche dovuto restituire. Lo fissavo e in quello sguardo covavo un malcelato rimprovero. Non dovevi finire così presto. Ma, per fortuna, le due autrici italiani si sono buttate in questa seconda serie che, già a metà, promette proprio bene. Attendo con trepidazione il prossimo volume, fiduciosa.

4)Remember Me? di Sophie Kinsella
Anno: 2008
Editore: Bantam
Pagine: 352
Prezzo: 12 dollari circa

L'inglese è, volente o nolente, una lingua che oggi è davvero necessario conoscere. E' così che -grazie al prestito della mia professoressa di inglese- mi sono buttata nella lettura di 'Remember Me?'. C'è una differenza abissale tra l'inglese che studio sui banchi tre volte alla settimana e quello che trovo in questo romanzo. E' anche piuttosto difficile avanzare, tanto che sono ancora al 4° capitolo. Mi ci impegnerò di più questo mese, se tutto va bene. Anche se è leggermente frustrante capire la metà di quello che leggi.

5-6-7-8-9-10)One Piece, vol. 23-28 di Eiichiro Oda
Anno: 2010
Editore: StarComics
Pagine: 200 circa
Prezzo: 4.30 €

Procedo con la lettura di One Piece, beccandomi sei volumi per volta a grande scrocco. (Riccardo, mio salvatore <3). Una costante in questo manga è senza dubbio la stranezza, oltre che alla progressiva scoperta del personaggio di Rufy che, più si procede, più dimostra di avere una particolare e quanto mai inaspettata maturità. Un personaggio affascinante, divertente, decisamente da prendere ad esempio. Tranne che per la dieta.

11) Le Mille Luci del Mattino di Clara Sànchez
Anno: 2015
Editore: Garzanti
Pagine: 272

Prezzo: 18.90 €

Alienante. Ecco una parola che descrive perfettamente questo romanzo. Avevo già tentanto, anni fa, di buttarmi su 'Il Profumo delle Foglie di Limone' ma non ce l'ho fatta. Mi annoiava a morte e non riusciva a coinvolgermi minimamente. Pensavo che, continuando a leggere, mi sarebbe cresciuta la barba. Ero troppo piccola? Forse. Fatto sta che ero piuttosto diffidente nei confronti di questo romanzo, ma essendo piuttosto sottile decisi di dargli una chance. E non me ne sono affatto pentita. La Sànchez fa parlare alla protagonista della vita, immergendoci nella parte più profonda della sua, ma anche della nostra testa. 

12-13-14-15-16-17)One Piece, vol 29-34 di Eiichiro Oda
Anno: 2010
Editore: Star Comics
Pagine: 200 circa

Prezzo: 4.30 €

One Piece, di nuovo. Ora che sono arrivata un bel pezzo avanti (se penso che in due mesi ho letto 34 numeri e che Oda sta lavorando a One Piece da quasi vent'anni mi viene da ridere) mi rendo conto di come, finalmente, il gruppo sta cominciando a trovare un affiatamento che prima non aveva. Non so bene perché, ma da un certo punto è come se mi fossi svegliata e mi fossi detta "Ehi, ma questi sembrano amici sul serio". Ho già a disposizione altri sei volumi, aspetto solo di avere il tempo di leggerli.

18)Half Bad di Sally Green
Anno: 2015
Editore: Rizzoli
Pagine: 390 

Prezzo: 12.75 €

Avevo, purtroppo, grandi aspettative su questo libro. E, come sempre mi capita, quando ho delle aspettative su qualcosa, difficilmente ne esco soddisfatta. Sono certa al 101% che se non avessi avuto queste aspettative mirabolanti il libro mi sarebbe piaciuto molto di più. Questo, però, non vuol dire assolutamente che il libro non mi sia piaciuto. Anzi, tutt'altro. Ho adorato lo stile di scrittura semplicissimo, secco, molto espressivo e personale. Un ottimo modo per caratterizzare sì l'opera, ma anche lo stesso protagonista. Per di più la storia ha una sua crudezza tutta particolare e spinge senza quasi possibilità di scelta a tifare per il protagonista che, diciamocelo, è sfigato forte. So che è uscito in seguito. Non vedo l'ora di metterci sopra le zampe.

19)Dieci Piccoli Respiri di K. A. Tucker
Anno: 2014
Editore: Newton Compton
Pagine: 320

Prezzo: 9.90 €

Sì, signori, Lalle (alias quella peste della mia migliore amica <3) mi ha ormai trascinato in un vortice senza via d'uscita. Ho così letto -assolutamente di mia spontanea volontà, è chiaro- l'ennesimo romanzetto rosa che, però, stavolta mi ha sorpreso. Questo, ovviamente, non significa che sia privo di difetti. Ma andiamo a vederli con calma.
Tra i pregi abbiamo: una protagonista cazzuta. Un background che regge molto bene. Una struttura psicologica che regge (Finalmente!). Dei personaggi secondari efficaci. Un colpo di scena spacca-cuori.
Tra i difetti: le reazioni di lei quando lui respira. Controllati, cazzerolo. Capisco gli ormoni, ma l'hai visto da trenta secondi e già sei in procinto di avere un orgasmo. Se ti tocca implodi, porca miseria. E basta. Però è una grossa parte del libro, perché stanno quasi sempre insieme. Come è naturale che sia, in un romanzo di questo tipo.
Probabilmente, ad oggi, è uno dei due romantici che ho più apprezzato. (Vi prego di considerare il fatto che ho letto... t-tre romanzi rosa in tutta la mia vita. Già.)

20)I Segreti di Parigi di Corrado Augias
Anno: 1997
Editore: Mondadori
Pagine: 320 circa
Prezzo: 10.50 €

Lettura scolastica che, fortunatamente, ha evitato di essere un sonnifero. Una lettura su cui, probabilmente, non mi sarei mai gettata senza una spinta esterna. E mi sarei persa una bella fetta di cultura storica -che non fa mai male- e una quantità illegale di suggerimenti tra film, libri e posti da visitare. Tanto di cappello, Augias.

21)Il Ballo di Irène Némirovsky
Anno: 2005
Editore: Adelphi
Pagine: 83
Prezzo: 8.00 €

Ho da qualche mese scoperto che la biblioteca della mia città è funzionante e che, potenzialmente, posso trovarci tutti i libri esistenti sulla faccia della terra. Se fossi un po' più libera, probabilmente ci passerei la vita. Ma non posso. Una cosa che non riesco a fare è, però, uscire da quella biblioteca senza portarmi via qualcosa. E, visto che sono piena di cose da leggere, è così che ho scelto di prendere Il Ballo, che avevo anche in lista, per di più. 80 pagine si leggono in fretta e non avevo aspettative di sorta. Invece è stata una piccola sorpresa, un libriccino grazioso e rapido.

22)Capire un Adolescente di Barbara Strauch
Anno: 2004
Editore: Mondadori
Pagine: 236
Prezzo: 17.00 €

Non sono tipo da saggi, io. Lo pensavo prima di vedere questo libro, l'ho pensato mentre dicevo alla bibliotecaria di volerlo prendere in prestito e lo pensavo continuamente mentre lo leggevo. Eppure mi è piaciuto molto leggere questo romanzo, che in certi punti mi ha anche affascinato molto. Lo consiglio a tutti coloro che voglio saperne qualcosa di più sul cervello umano -ci sono tratti molti scientifici, ma ben spiegati e comprensibili, se ci si impiega un po' di attenzione- o sugli adolescenti.