SPOILER ALERT! (Non si sa mai)
Anno: 1949
Editore: Mondadori (edizione 2013)
Pagine: 448
Prezzo: 10.00 € circa
Il mio rapporto con i 'classici' della letteratura è sempre stato molto altalenante. Da una parte l'ammirazione intensa per essere riusciti a rappresentare un sistema di valori, una capacità d'espressione o semplicemente essere la matrice di un genere. Dall'altra, la fatica che spesso si deve affrontare per leggere uno di questi capolavori senza tempo e il conseguente rapporto di 'Ti vorrei odiare, ma non posso'. Possiamo parlare del Signore degli Anelli ad esempio, che oltre a poter vantare uno stile particolarmente descrittivo e fornito di termini troppo alti, per nanetti come me, è pure un bel mattoncino, adatto a costruire le case.
Stessa cosa dicasi per I Promessi Sposi (di cui ho però apprezzato la versione integrale), Cuore (sono rea di non averlo mai finito), Ivanohe (le versione integrali conquisteranno il mondo!) e libri come Le Pietre di Shannara (di cui esistono copie spudorate un po' ovunque).
Ma ci sono anche librotti un po' datati che invece riescono -per un motivo o per l'altro- a intrigare e a non farti avvertire il peso della Spada di Damocle sul collo: Ender's Game o Il Gioco di Ender (questo è giovinotto, 1985 se non erro), le Novelle degli Scacchi (1942) e anche il sopracitato 1984 del buon George Orwell.
Quello che più mi ha sorpreso di questo piccolo (di dimensioni) capolavoro è lo stile. Frasi lunghe, articolate e molto descrittive, ma mai ripetitive o già sentite. E questo, dopo sessant'anni dalla pubblicazione, è più che un vanto; va considerato infatti che nonostante questa apparente complessità, qualsiasi cosa George volesse dirci riesce ad arrivare, ma con mille sfumature e mille possibilità d' interpretazione.
Altra sorpresa è dovuta al finale: dopo un'iniziale noia e una successiva bramosia di procedere per sapere come sarebbe andata a finire, mi sono ritrovata davanti ad una conclusione così semplice, così preannunciata e triste da rimanerci male. Non delusa; amaramente sorpresa. Questo però, da un lato, mi ha fatto apprezzare di più il libro. Probabilmente, con un finale diverso, avrebbe smontato tutti quegli strati di riflessione che il libro ti presenta.
Stessa cosa dicasi per I Promessi Sposi (di cui ho però apprezzato la versione integrale), Cuore (sono rea di non averlo mai finito), Ivanohe (le versione integrali conquisteranno il mondo!) e libri come Le Pietre di Shannara (di cui esistono copie spudorate un po' ovunque).
Ma ci sono anche librotti un po' datati che invece riescono -per un motivo o per l'altro- a intrigare e a non farti avvertire il peso della Spada di Damocle sul collo: Ender's Game o Il Gioco di Ender (questo è giovinotto, 1985 se non erro), le Novelle degli Scacchi (1942) e anche il sopracitato 1984 del buon George Orwell.
Quello che più mi ha sorpreso di questo piccolo (di dimensioni) capolavoro è lo stile. Frasi lunghe, articolate e molto descrittive, ma mai ripetitive o già sentite. E questo, dopo sessant'anni dalla pubblicazione, è più che un vanto; va considerato infatti che nonostante questa apparente complessità, qualsiasi cosa George volesse dirci riesce ad arrivare, ma con mille sfumature e mille possibilità d' interpretazione.
Altra sorpresa è dovuta al finale: dopo un'iniziale noia e una successiva bramosia di procedere per sapere come sarebbe andata a finire, mi sono ritrovata davanti ad una conclusione così semplice, così preannunciata e triste da rimanerci male. Non delusa; amaramente sorpresa. Questo però, da un lato, mi ha fatto apprezzare di più il libro. Probabilmente, con un finale diverso, avrebbe smontato tutti quegli strati di riflessione che il libro ti presenta.
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